Colonizzazione in Cisgiordania : respinte le richieste dei palestinesi di Bil'in

21/09/2009

Fonte : Radio Canada

La Corte superiore del Quebec ha respinto le richieste di alcuni palestinesi del villaggio di Bil’in, nei territori occupati da Israele in Cisgiordania. Questi chiedevano l’autorizzazione a perseguire Green Mount International Inc. e Green Park International Inc, due società registrate in Quebec che costruiscono abitazioni per coloni israeliani.

Il giudice Louis-Paul Cullen ha concluso che i querelanti devono presentarsi di fronte a un tribunale israeliano.

Gli abitanti del villaggio di Bil’in sostengono che le loro terre sono state rubate da Israele per i coloni ebrei.

Siccome l’Alta Corte di Giustizia di Israele ha già rigettato per tre volte le loro richieste, i palestinesi si sono rivolti al tribunale del Quebec.

Bil’in ha depositato la richiesta presso la Corte superiore del Quebec nel luglio 2008, accompagnata da una richiesta di danni per due milioni di dollari e una richiesta di ingiunzione che esige lo stop ai progetti di costruzione delle due imprese canadesi per vendita di residenze ai coloni. Circa 40.000 persone vivono sulle terre rivendicate da Bili’in e da altri villaggi vicini. Uno degli avvocati del villaggio, Emily Schaffer, sostiene che le due imprese hanno costruito 16 immobili (su un totale di 42 previsti) sui luoghi contestati, dove vivono circa 1000 famiglie. Le imprese sono da considerare complici di un atto illegale.

I querelanti invocano diverse convenzioni internazionali, tra cui la Quarta Convenzione di Ginevra che considera come crimine di guerra il fatto che una potenza occupante installi i suoi propri cittadini su territori occupati.

Il Canada ha incorporato queste convenzioni nel suo diritto interno, ma ciò non è sufficiente, agli occhi della Corte superiore del Quebec, a permettere un’azione legale civile contro le due società in questione.

Il giudice Louis-Paul Cullen constata che i palestinesi non hanno presentato le loro argomentazioni sul diritto internazionale presso i tribunali israeliani e ciò, secondo lui, invalida la pretesa dei palestinesi di aver fatto tutti i tentativi possibili in Israele.

La Corte stima che i palestinesi non hanno portato alcuna prova che le terre in questione siano di loro possesso e ha aggiunto che avrebbero bisogno dell’appoggio del Ministero federale di Giustizia per invocare l’applicazione delle convenzioni internazionali sul suolo canadese.

Il giudice Cullen ricorda che, contrariamente a ciò che accade negli Usa, i tribunali civili canadesi non hanno giurisdizione su contese presentate da stranieri in merito ad avvenimenti che accadono all’estero.

La legge canadese sui crimini contro l’umanità e i crimini di guerra (in sintesi)

Il Canada ha adottato questa legge il 24 giugno 2004, « la prima legge esaustiva a prevedere gli obblighi di un paese verso la Corte penale internazionale », secondo il governo.

Il Canada ha adottato questa legge il 24 giugno 2004, « la prima legge esaustiva a prevedere gli obblighi di un paese verso la Corte penale internazionale », secondo il governo.

La legge canadese sui crimini contro l’umanità e i crimini di guerra (in sintesi)

Come precisa il Ministero della Giustizia, la legge apporta importanti cambiamenti giudiziari :
- « permette di perseguire chiunque sia in Canada per le infrazioni menzionate dalla legge stessa, senza tenere conto del luogo in cui il reato è stato commesso;
- codifica reati quali il genocidio, i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra, le mancanze di responsabilità dei comandi militari e civili superiori ;
- codifica nuovi reati per proteggere l’amministrazione della giustizia presso la CPI, compresa la sicurezza dei giudici e dei testimoni;
- riconosce la necessità di offrire riparo e regola un meccanismo al fine di offrire benefici alle vittime di reati (i regolamenti che permettono la realizzazione di queste disposizioni non sono ancora stati fatti). »

Notiamo che questa legge ha permesso una prima condanna nello scorso mese di marzo, quella di Désiré Munyaneza, riconosciuto colpevole di sette capi d’accusa per crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio in Ruanda nel 1994.