Altri sguardi

11 articoli

Manifesto dei giovani di Gaza per il cambiamento!

30/12/2010

[Gaza Youth Breaks Out] Vaffanculo Hamas. Vaffanculo Israele. Vaffanculo Fatah. Vaffanculo UN. Vaffanculo UNWRA. Vaffanculo USA! Noi, i giovani di Gaza, siamo stufi di Israele, di Hamas, dell’occupazione, delle violazioni dei diritti umani e dell’indifferenza della comunità internazionale! Vogliamo urlare per rompere il muro di silenzio, ingiustizia e indifferenza, come gli F16 israeliani rompono il muro del suono; vogliamo urlare con tutto il potere delle nostre anime per sfogare l’immensa frustrazione che ci consuma per la situazione del cazzo in cui viviamo; siamo come pidocchi stretti tra due unghie, viviamo un incubo dentro un incubo, dove non c’è spazio né per la speranza né per la libertà. Ci siamo rotti i coglioni di rimanere imbrigliati in questa guerra politica; ci siamo rotti i coglioni delle notti nere come il carbone con gli aerei che sorvolano le nostre case; siamo stomacati dall’uccisione di contadini innocenti nella zona franca, colpevoli solo di stare lavorando le loro terre; ci siamo rotti i coglioni degli uomini barbuti che se ne vanno in giro con i fucili abusando del loro potere, picchiando o incarcerando i giovani colpevoli solo di manifestare per ciò in cui credono; ci siamo rotti i coglioni del muro di vergogna che ci separa dal resto del nostro paese tenendoci ingabbiati in un pezzo di terra grande quanto un francobollo; e ci siamo rotti i coglioni di chi ci dipinge come terroristi, fanatici fatti in casa con le bombe in tasca e il maligno negli occhi; abbiamo le palle piene dell’indifferenza da parte della comunità internazionale, i cosiddetti esperti in esprimere sconcerto e stilare risoluzioni, ma codardi nel mettere in pratica qualsiasi cosa su cui si trovino d’accordo; ci siamo rotti i coglioni di vivere una vita di merda, imprigionati dagli israeliani, picchiati da Hamas e completamente ignorati dal resto del mondo.

La lotta pacifica palestinese

11/09/2009

Da alcune settimane, in piena notte, decine di soldati israeliani, fanno irruzione nella mia casa. Se solo bussassero, io aprirei loro la porta. Sono stato arrestato. Lamia, mia moglie, è rimasta sola con i nostri quattro bambini. Mio figlio minore Khaled, di tre anni, si è svegliato e ha visto i soldati che arrestavano il suo papà. Da allora non smette di piangere. I nostri figli trascorrono le loro notti tra sgomento e paura.

La «resistenza nonviolenta» nei territori palestinesi : cambiamento di strategia o ricerca di una nuova legittimazione ?

10/07/2009

[Le blogue de Julien Salingue] Il testo che segue è una comunicazione realizzata nell’ambito del seminario “Violenza, diritto e giustizia", co-organizzato dal Laboratorio di Teoria della Politica (Labtop), dall’Istituto di Scienze sociali della Politica (ISP) e dal Gruppo di Sociologia Politica e Morale (GSPM).

Dubai, Leviev e il boicottaggio di Israele

25/06/2009

[Le blog du Diplo] Ufficialmente, gli stati arabi, a eccezione dell’Egitto, boicottano Israele e si rifiutano di trattare con le società israeliane o di importare prodotti israeliani. Questi stessi stati si fanno spesso portavoce di una politica di sanzioni verso Israele. Ma, a volte, le loro dichiarazioni cozzano con i fatti

Si chiamava Bassem

20/04/2009

Si chiamava Bassem, che significa sorridere… ed era il modo in cui salutava tutti. Noi però lo chiamavamo « Phil », elefante, perchè aveva il corpo della taglia di un elefante, ma il cuore era di un bambino.