Ashraf l’insolente

04/10/2006

di M.

Ashraf Abu Rahma è un abitante di Bil’in e, come tutti gli abitanti, conduce la lotta nonviolenta contro l’occupazione e contro la barriera di separazione.

Un anno fa come ora, Bil’in ha potuto riannettere a sé delle terre (confiscate per la costruzione della barriera di separazione) per installarci « l’avamposto », una sorta di colonia legale palestinese, fatta di due baracche e di una tenda.

Ashraf ha deciso, sei mesi fa, di risiedervi. Per accedere alla costruzione, deve passare attraverso la barriera di sicurezza, un postazione militare e un cantiere.

Ashraf vive semplicemente: un letto, una bottiglia di gas e, di tanto in tanto, un gruppo elettrogeno.

Molti abitanti, ma anche attivisti israeliani e internazionali, vanno a fargli visita. Lui accoglie le persone con immenso calore.

Questa notte -la veglia per lo Yom Kippour- ho deciso di dormire da lui.

Ashraf mi aspetta dietro la barriera. Un militare mi vede, mi chiede i documenti, mi guarda e mi lascia passare.

Presso l’avamposto c’è un altro abitante. E’ più tardi delle 22. Stanno mangiando, è il periodo del Ramadan. Si discute:
- “Sei arabo?” mi domandano
- “No”
- “Fermati… hai una testa da arabo”

Si scherza, si discute di tutto e niente. Ashraf parla ad alta voce in un pessimo inglese mentre prepara il mio letto per la notte.

Tranquillamente mi addormento.

Nel bel mezzo della notte, sento Ashraf parlare ebraico. Apro gli occhi, alzo la testa e distinguo tre soldati che sono venuti a trovarci. Ashraf dice che sono francese.

Un soldato mi domanda:
- “Are you muslim” ?
- “Not muslim” (nella mia testa mi ripetevo di non giocare sull’equivoco muslim/muesli)
- “Algerian? Tunisian? Morocco?”
- “No, French and Italian”.
- “Italian!!! champion of the world!!!”
- “Sì, Forza Italia!!!”

I soldati sono venuti a chiedere ad Ashraf di non avere troppe visite e di evitare manifestazioni improvvisate durante lo Yom Kippour, che inizia l’indomani.

I soldati ci salutano e ripartono. Ashraf chiama un membro del comitato del villaggio per avvertire della visita dell’esercito. Visibilmente era da molto tempo che i soldati non venivano nei pressi dell’avamposto.

Mi riaddormento dopo aver ucciso 2 o 3 moscerini.
Mi risveglio e Ashraf dorme come un bebé. Io passeggio attorno al suo accampamento. Appena dietro i cumuli di sabbia e di calcinacci, si trovano le colonie israeliane. Sono così vicine. Non comprendo questo discorso del governo israeliano sulla sicurezza e la necessità della barriera. Le colonie sono là, a due minuti da me…

Ashraf si risveglia. Si va in cerca dell’acqua. Lui ha allestito une “sala per l’acqua” in una capanna. Riempiamo le bottiglie. A 10 metri da noi si trovano gli immobili della colonia vicina. Ancora una volta la parola sicurezza mi torna in mente… sorrido.

Ritorniamo all’avamposto, fa caldo. Asrhaf mi offre dell’acqua. Sono in imbarazzo perchè lui digiuna, ma se ne frega e mi dice: “drink… drink…”

Ci sediamo all’ombra di un ulivo. Mi parla della sua famiglia, di sua madre che è morta. Mi dice che è contento di vivere in questa casetta. Mi mostra i proiettili di gomma sparati dai soldati israeliani. Sulle gambe ha due cicatrici enormi come fossero ustioni.

Mi dice di restare ancora una notte, ma non posso
“Ok, ma prima di partire, vado a raccogliere delle olive per te”.

Prende delle olive, poi inizia la preparazione:

  1. fare un’apertura sull’oliva. A colpi di pietra è più rapido;
  2. mettere le olive in un recipiente, poi in una bottiglia, riempirla bene e aggiungere dell’acqua fino all’orlo;
  3. chiudere bene;
  4. attendere 2 mesi prima di aprirla, mettere tutto in un boccale aggiungendo sale, limone, erbe, etc;
  5. attendere ancora 4 mesi e degustare.

“Quando tu mangerai le olive con i tuoi amici in Francia, dì loro che vengono da Bil’in”

“Lo dirò ai miei amici, non una, ma due volte”.

Non ho voglia di partire e Ashraf mi domanda ancora di restare una notte, ma non posso.
Mi riaccompagna fino alla postazione militare. Con la sua voce grossa avverte i soldati che c’è uno che sta uscendo.

“Ciao soldato! Fai passare il mio amico?”
“Chi è? ”
“Un amico che viene dalla Francia!”
“E tu da dove vieni?”

Ashraf scoppia a ridere, anche il soldato. Ashraf ha saputo instaurare un clima di confidenza con certi soldati…

Un’ultima piccola foto in ricordo. Gli dico arrivederci e vado via. Mi giro e lo vedo mentre prende in giro i soldati… Ashraf sei veramente insolente…