Conversazioni nei pressi di un avamposto palestinese

28/02/2006

Fonte: ISM

di Ashraf

La lotta nonviolenta degli abitanti di Bil’in contro il Muro illegale di Israele ha circa un anno. Al di là del Muro, sulle terre appartenenti agli abitanti di Bil’in, la popolazione ha costruito una casetta in un luogo chiamato “avamposto”, proprio accanto a quello israeliano della colonia illegale di Matityahu Mizrah.

La terra, da questo lato del Muro, sarà resa inaccessibile alla popolazione a causa della barriera di annessione.

Gli attivisti palestinesi, internazionali e israeliani, mantengono una presenza costante nei pressi dell’avamposto, descritto come il luogo della resistenza popolare comune contro il Muro sulle terre di Bil’in.

Io, un amico e un ragazzo del villaggio decidiamo di attraversare il buco fatto durante una delle proteste.

Una volta raggiunto l’altro lato del Muro, una jeep Hummer ci segue e si ferma a qualche metro da noi.

Tre soldati scendono dalla jeep e chiedono al ragazzo che era con noi –di circa 17 anni- i suoi documenti di identità.

Il ragazzo: “Non li ho”

Il soldato: “Dove sono, perchè non li avete?”

Il ragazzo: “Non ne ho bisogno, sono nel mio villaggio?”

Il soldato: “Non è il vostro villaggio, non fate l’idiota e datemi i documenti”

Il ragazzo: “Li ho lasciati a casa. Stiamo andando a fare visita ad alcuni amici in quella piccola casa (l’avamposto)”

Il soldato: “La vostra terra è dietro il muro e quella casa non è per voi”

Il ragazzo (indicando): “Vedete questa terra? Appartiene a mio padre ed è la nostra terra!”

Il soldato (guardando con cattiveria) : “Fermatevi e la prossima volta prendete i vostri documenti”

Il soldato ha poi guardato me e il mio amico e ha chiesto di vedere i nostri documenti. Ero molto nervoso perchè secondo la politica israeliana, non sono autorizzato a viaggiare fuori da Tulkarem, da dove vengo.

Il soldato ha guardato i miei documenti per oltre due minuti e ci ha lasciato partire.

Quella notte, mentre eravamo seduti attorno al fuoco nei pressi del nostro avamposto, un’altra jeep Hummer si è fermata, tre soldati sono scesi e ci sono venuti incontro.

Uno degli attivisti locali che ammiro e rispetto molto, un fattore chiamato Waji, era lì e ha avuto una conversazione in ebraico, della durata di oltre venti minuti, con i soldati.

Il primo soldato (apparentemente il comandante): “Ciao, come va?”

Waji: “Bene, ma andrebbe meglio se voi lasciaste le vostre armi e veniste a bere del thé con noi”

Il comandante: “Perchè siete seduti lì? Vi abbiamo restituito le vostre terre”

Waji: “Voi non ci avete restituito nulla. Questa è la terra di Bil’in”

Il comandante: “La vostra terra è il villaggio… questa terra è del governo”

Waji: “Come si fa a dire che questa terra è del governo. L’avete comprata? No, l’avete ottenuta in un certo modo”

Il comandante: “Io me ne frego ; questa terra è del governo. Come potete chiedermi di lasciare le armi se tutti gli arabi mi detestano?”

Waji: “Voi volete le nostre terre, la nostra acqua, i nostri alberi e demolite le nostre case e le nostre vite. Non dobbiamo risentirci per tutto ciò?”

Il comandante: “Io devo proteggere il mio paese, è mio dovere essere un soldato”

Waji ancora: “Ok! C’è qualcosa raccontata nella storia degli ebrei… l’età dell’oro… cos’è?"

Il comandante: “Non so", poi il soldato che ha accanto sorride e risponde: "Si, ne ho sentito parlare”

Waji: “Sapete cos’è?”

Il soldato: "Sì, ma diteci cosa sapete"

Waji: “E’ l’epoca in cui gli ebrei vivevano sotto l’impero musulmano. E non si è mai verificata ingiustizia perchè tutti i diritti erano rispettati come ora, no?"

Il soldato: “Sì, è vero”

Waji: “Perchè non si può vivere come nel passato?"

Il soldato: “Siete voi che avete iniziato a combatterci”

Waji: “Non ha senso! Se voi mi garantite tutti i miei diritti, perchè dovremmo combattere? Perché siete qui con le vostre armi?”

Il comandante: “E’ per i kamikaze, volete che io lasci che si facciano esplodere a Tel Aviv?”

Waji: “Pensate che un uomo di 100 anni preferisca morire? La gente ama la vita. Perché pensate che si facciano esplodere?"

Il comandante: “Perchè ci detestano”

Waji: “Lo fanno perchè avete ucciso i loro amici e le loro famiglie. Pensate che lanciare una bomba su Gaza, lo spazio più popolato al mondo, e uccidere donne e bambini sia differente da un attacco suicida?"

Il comandante: “Sì, la nostra è un’operazione militare; un attacco suicida è differente”

Waji: “Fatemi raccontare questa storia personale. Io ho un figlio disabile che si sposta su una sedia a rotelle. Alcuni mesi fa il, vostro esercito ha invaso la mia casa e uno dei vostri soldati ha mirato contro di lui”

L’altro soldato: “E’ soltanto la polizia di frontiera che fa ciò; noi non siamo come loro, siamo soldati normali”

Waji: “Soldati normali!! Nell’esercito non pronunciate la frase ‘Sparare e piangere’? Ciò vi rende diversi?”

Il soldato ha sorriso senza rispondere.

Waji: “Sapete perchè mio figlio è disabile? All’inizio di questa Intifada, è andato a una manifestazione pacifica contro un checkpoint illegale a Ramallah et uno sniper israeliano gli ha sparato contro un proiettile ‘dumdum’”.

Lo stesso soldato: “Cos’è?”

Waji sorridendo: “Non lo sapete? E’ un proiettile che esplode quando entra in contatto con qualcosa. Quest’arma illegale gli ha spezzato la colonna vertebrale”

Il soldato: “Non abbiamo questo genere di arma in Israele, non la utilizziamo. E’ forse un proiettile di gomma?”

Waji: "Credete che il proiettile sia venuto dal cielo? Mio figlio era morente e ho voluto andare in Giordania per offrirgli le migliori cure, ma la vostra autorità non mi ha dato il permesso per salvargli la vita. E ancora: quali armi utilizzate durante la manifestazioni pacifiche a Bil’in? Si tratta di proiettili ricoperti di gomma, proiettili al sale, proiettili ‘bean’ –assolutamente illegali, all’interno di pezzi di plastica che avvelenano il corpo. Uno di questi è stato usato negli Stati Uniti e ha ucciso una donna-. E ancora: armi elettriche, di spugna… Mio figlio di 12 anni, anche lui si è beccato un proiettile ‘dumdum’ durante una manifestazione. E ora venite a dirmi che non avete queste armi?! Un altro figlio è attualmente in prigione da tre mesi perché ha partecipato a manifestazioni nonviolente contro il furto della terra. Se foste al mio posto, cosa fareste?!’’

Il comandante (scuotendo la testa): “Ci ha fatto bene parlare con voi. Ora dobbiamo andare. Speriamo di poterci incontrare nuovamente”

Waji: “Sarete i benvenuti nella mia casa se ritornerete con le vostre auto e senza uniforme”.