Dubai, Leviev e il boicottaggio di Israele

25/06/2009

Fonte : Les blogs du Diplo

di Alain Gresh

Ufficialmente, gli stati arabi, a eccezione dell’Egitto, boicottano Israele e si rifiutano di trattare con le società israeliane o di importare prodotti israeliani. Questi stessi stati si fanno spesso portavoce di una politica di sanzioni verso Israele. Ma, a volte, le loro dichiarazioni cozzano con i fatti.

A qualche settimana dall’inizio della crisi finanziaria, un hotel di lusso, l’Atlantis, è stato inaugurato a Dubai, negli Emirati arabi. « 2000 invitati all’inaugurazione dell’Atlantis Hotel di Dubai », si leggeva su LePost.fr, il 21 novembre 2008.

« Dubai, Dubai, Dubai ! I principi arabi, i tappeti volanti, il petrolio, i dollari… e l’Atlantis Hotel ! Un palazzo straordinario che sarà costato oltre 1,5 miliardi di euro e che è stato inaugurato in grande stile ».

« Ascoltate bene, la piccola festa sarebbe costata la modica cifra di 30 milioni di euro! Tutto ciò per annunciare al mondo intero l’apertura dell’hotel di lusso con un acquario gigante all’interno… »

« L’hotel Atlantis è situato nel cuore della Palm Island di Dubai, un’isola artificiale. I più grandi architetti e designers del mondo intero hanno lavorato su questo progetto faraonico ».

Si può vedere in questa cerimonia e nello stesso hotel, il simbolo dello spreco totale di denaro. E’ sufficiente passeggiare nei suoi immensi corridoi per capire quanto tutto questo sia vano, di cattivo gusto e abbandonato dai turisti che hanno disertato a causa della crisi.

Nei corridoi ci sono molti negozi e uno di questi è Levant. Sulla sua vetrina, si annunciano i diamanti Leviev.

Chi è Leviev ? Lasciamo la parola a Abe Hayeem, che ha scritto, il 28 aprile 2009, un articolo su The Guardian, « Boycott this Israeli settlement builder » dove si ricorda che il ministero degli affari esteri britannico ha deciso di rinunciare a un contratto di locazione per l’ambasciata britannica a Tel Aviv a causa delle attività di Leviev. Lungi dal limitarsi alla vendita dei diamanti, Leviev è implicato in attività nei territori palestinesi occupati : possiede la colonia di Zufim costruita grazie alla confisca delle terre palestinesi del villaggio di Jayyous.

Gli abitanti di questo villaggio hanno scritto alle autorità norvegesi per chiedere che un fondo di investimenti ritiri il suo sostegno alla compagnia (« The village of Jayyous asks Norway to divest from Lev Leviev’s Companies », 5 maggio 2009, Stopthewall). Questo affare di confisca delle terre era stata evocato già molti anni fa da David Bloom,« Update From Jayyous : ISRAELI SETTLEMENT SEIZES PALESTINIAN FARMLAND », sul sito World War 4 Report, 10 dicembre 2004). Gadi Algazi ne aveva parlato in Le Monde diplomatique, in agosto 2006,« La Cisgiordania, nuovo "Far West" del capitalismo israeliano ».

Anche a Bil’in, la compagnia è attiva, ed è là che il 17 aprile, l’esercito israeliano ha ucciso un manifestante nonviolento di 29 anni, Bassem Abou Rahmeh.

Questa compagnia ha due negozi a Dubai e la sua presenza ha sollevato qualche interrogativo negli Emirati. Il quotidiano in lingua inglese Gulf News pubblicava, il 30 aprile 2008, un articolo intitolato « Israeli jeweller has no trade licence to open shop in Dubai », firmato da Abbas Al Lawati. L’articolo riprendeva la smentita di un officiale secondo cui gli Emirati non avevano mai accordato alcuna licenza a Leviev, ma indicava chiaramente che, in realtà, questi negozi erano in attività. Solo Gulf News ha reso conto più volte della questione, compresa una manifestazione di contestazione a Dubai (« Call to boycott Israeli jeweller », di Abbas Al Lawati, 14 dicembre 2008). Durante l’Arab Media Forum al quale ho assistito nel mese di maggio, i differenti quotidiani locali in lingua araba a cui ho sottoposto la questione, mi hanno detto che non erano obbligati a rispondere.

Nel momento in cui Israele viola impunemente tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, un movimento si afferma in favore di sanzioni, di boicottaggi, di una politica di disinvestimenti (ritiro degli investimenti stranieri in Israele e nei territori occupati). E’ questo il senso della campagna intrapresa in Francia contro Alstom e Veolia per la loro partecipazione alla costruzione di un tramway nella Gerusalemme occupata (« Tramway a Gerusalemme, menzogna a Parigi », 24 ottobre 2007). Sbalordisce in queste condizioni che dei paesi arabi collaborino con quelle stesse società che lavorano nei territori occupati.

Christine Lagarde, ministro francese del commercio era in Arabia Saudita a metà maggio per promuovere la partecipazione di Alstom e della SNCF a un progetto di treno ad alta velocità tra La Mecca e Medina. Si può sperare che le autorità saudite subordino l’accordo al ritiro di Alstom dai lavori per il tramway di Gerusalemme.