La radicalizzazione dell’occupante radicalizza la resistenza?

15/05/2006

In un articolo del 29 aprile scorso, il movimento anticolonialista israeliano «Anarchici contro il Muro» si interrogava sui destini della lotta non violenta contro il Muro a Bil’in.

Perché tale questione? Nel corso della manifestazione settimanale del 28 aprile a Bil’in, il movimento anarchico ha stimato che il numero di lanciatori di pietre era in aumento malgrado la disapprovazione del comitato popolare di resistenza. Ma, invece di puntare il dito contro i giovani o la politica dell’Autorità Palestinese, sarebbe importante capire cosa accade nella vita politica israeliana.

Dopo la vittoria del partito Kadima alle ultime elezioni legislative israeliane, i palestinesi si sono ritrovati, di nuovo, senza alcun interlocutore. Olmert continua la politica di Ariel Sharon che non prevede alcuna negoziazione con l’Autorità Palestinese e implica decisioni unilaterali e accuse di terrorismo quando i dirigenti palestinesi si incontrano. Inoltre la comunità internazionale (Usa, Canada, Unione Europea) ha bloccato tutti gli aiuti all’Autorità Palestinese gettando il popolo palestinese in una forte crisi economica e umanitaria.
Sull’onda della popolarità ereditata da Sharon, il governo Olmert ha ufficializzato le future frontiere israelo-palestinesi modificandone il tracciato e stabilendo la costruzione del Muro di separazione. Al fine di passare per uomo di pace, Olmert chiede pretestuosamente lo smantellamento di alcune colonie. La vera ragione è che il governo israeliano è incapace di renderle sicure. In cambio, il muro sottrarrà un maggior numero di terre palestinesi intorno ai grandi blocchi coloniali, preparando così la futura espansione. I blocchi diventeranno a tutti gli effetti città israeliane.

Bil’in rientra in questo nuovo piano del governo d’Israele. Fissando il nuovo tracciato, Olmert si accanisce definitivamente contro i villaggi.

Allora, per tornare alla questione di partenza: bisogna sorprendersi che, nel corso di «una» manifestazione, «una» sola manifestazione, i giovani si siano dimostrati più violenti del solito? Come mai il movimento «Anarchici contro il Muro», che è onnipresente a Bil’in, che si batte quotidianamente contro l’occupazione e il Muro, può permettersi di dare lezioni agli abitanti del villaggio? Dall’inizio della lotta, abitanti del villaggio e attivisti hanno il diritto di parola, ogni idea è discussa. E allora, perché propagandare tanto il lancio delle pietre? Perché generalizzare un fatto che è avvenuto solo nel corso di una manifestazione? Questo movimento è sempre stato essenziale nella lotta all’occupazione per la sopravvivenza del popolo palestinese, ma, in alcun caso, deve dare lezioni.

Dobbiamo continuare a sostenere gli abitanti di Bil’in, a stare al loro fianco. Loro, nonostante la conferma del tracciato del Muro, continuano a battersi. Non abbandoniamoli.