Piccolo assassinio di notte : come i dirigenti israeliani uccidono per guadagnare voti

01/01/2009

Fonte : Palestine Think Tank

di Gilad Atzmon

Per afferrare il senso dell’ultima spedizione israeliana devastatrice e omicida a Gaza, bisogna comprendere in profondità l’identità israeliana e il suo odio verso chiunque non sia ebreo e chiunque sia arabo in particolare. Questo odio è predicato dai dirigenti politici, si manifesta in tutte le loro azioni, è veicolato dalle personalità culturali, anche nell’ambito della cosiddetta « sinistra israeliana ».

Sono cresciuto in Israele negli anni ‘70 e le persone della mia generazione sono oggi responsabili dell’esercito, della politica, dell’economia, delle università e delle arti. Siamo stati formati con l’idea che « un buon arabo è un arabo morto ».

All’inizio degli anni ‘80, qualche settimana prima che mi arruolassi nell’esercito. il Generale Rafael Eitan, Capo di Stato Maggiore all’epoca, annunciò che « gli arabi erano degli scarafaggi in una bottiglia ». Lui se la cavò in occasione del massacro di molti civili libanesi durante la Prima Guerra del Libano. In una parola, gli israeliani riescono ad accomodarsi le situazioni togliendosi d’impaccio anche di fronte ai massacri.

Per fortuna, e per delle ragioni che ancora mi sfuggono, a un certo punto, mi sono risvegliato da questo sogno ebraico mortale. Un giorno ho lasciato lo Stato, mi sono allontanato dall’incitazione all’odio e sono diventato un oppositore di Israele e di tutte le forme della sua politica. E credo che sia mio dovere informare sui motivi di questa mia opposizione.

Se il sionismo doveva fare degli ebrei persone come tante « dando loro un proprio Stato », allora ha miseramente fallito. La barbarie israeliana, come l’abbiamo vista questa settimana e troppo spesso anche prima, va oltre la bestialità. E’ uccidere per uccidere. E in modo cieco.

Pochi in Occidenti sono consci del fatto devastante che uccidere degli arabi e dei palestinesi in particolare è una ricetta politica israeliana molto efficace. Gli israeliani sono evidentemente confusi: ci tengono a farsi percepire come « cercatori di pace » [Shalom seeking**] e adorano essere diretti da uomini politici con strabilianti curricula ricchi di attività assassine e crimini contro l’umanità. Che si tratti di Sharon, Rabin, Begin, Shamir o Ben Gourion, gli israeliani amano che i loro « dirigenti democraticamente eletti » siano dei falchi bellicosi dagli artigli sporchi di sangue.

Siamo a poche settimane dalle elezioni in Israele e sia la candidata di Kadima, la ministra degli Esteri Tzipi Livni che il candidato laburista, il ministro della Difesa Ehud Barak sono in affanno, lontani dal candidato del Likud, il falco Benjamin (Bibi) Netaniyahu. Livni e Barak hanno bisogno della loro piccola guerra e devono provare agli israeliani che sanno come consacrarsi all’omicidio di massa.

Devono presentare all’elettore israeliano esempi di reale carneficina, affinché gli israeliani abbiano fiducia nel loro governo. E’ la loro sola chance contro Netanyahu. Livni e Barak lanciano tonnellate di bombe sui civili, sulle scuole e sugli ospedali palestinesi perché è esattamente ciò che gli israeliani vogliono vedere.

Purtroppo gli israeliani non sono noti per la loro clemenza e la loro grazia. Al contrario, sono la rappresaglia, la brutalità e la vendetta ad appagarli. Quando fu domandato a un ex Comandante in Capo dell’Aviazione israeliana, Dan Halutz, ciò che avesse provato al lancio di una bomba su un quartiere densamente popolato di Gaza, la sua risposta fu breve e precisa : « Ho sentito una leggera scossa lungo la spalla ». L’attitudine mortalmente glaciale di Dan Halutz gli ha assicurato una promozione come Capo di Stato Maggiore dell’esercito, poco tempo dopo. E’ il Generale Dan Halutz che ha condotto l’esercito israeliano durante la seconda guerra al Libano, è colui che ha distrutto le infrastrutture libanesi e gran parte di Beirut.

Nella politica israeliana, il sangue arabo si traduce in voti. E’ dunque ragionevole accusare Livni, Barak e l’attuale Capo di Stato Maggiore dell’esercito, Ashkenazi, di crimini contro l’umanità e di una violazione flagrante della Convenzione di Ginevra. Ma sarebbe più intellegibile di tenere conto del fatto che Israele sia una « democrazia ». Livni, Barak e Ashkenazi danno al popolo israeliano ciò che vuole cioè il sangue arabo.

Questa pratica assassina ripetitiva, condotta dai politici israeliani ci consegna una società barbara, diretta con la sete di sangue.

La ragione per cui gli israeliani sono delle persone lontane da ogni nozione di umanesimo, è una grande questione. Potremmo generosamente dire che la Shoah ha lasciato un’enorme cicatrice nell’animo israeliano. Ciò può spiegare perché gli israeliani coltivano in modo ossessivo questa memoria con il sostegno dei loro fratelli e delle loro sorelle in diaspora. Gli israeliani dicono « mai più », e ciò che vogliono dire è che Auschwitz non deve ripetersi e questo li spinge a punire i palestinesi per i crimini commessi dai nazisti.

I realisti cominciano ad ammettere che è più probabile che, se gli israeliani sono così brutali, è perché sono fatti proprio così. Ciò va al di là della razionalità o delle affermazioni pseudo-analitiche. Il loro modo di agire interpreta esattamente il senso dell’essere ebreo. Molti tra noi ammettono che non c’è un sistema di valori umanista laico alternativo che rimpiazzi il sistema ebraico omicida. Lo Stato è lì per provare che l’autonomia nazionale ebrea è un concetto disumano.

Sono cresciuto nell’Israele post 1967, nel processo di glorificazione della vittoria israeliana. Siamo stati allenati a venerare « l’israeliano che reagisce », il commando che avanza con i suoi fucili automatici Uzi e sconfigge quattro eserciti in soli sei giorni.

Forse ho avuto bisogno di oltre due decenni per comprendere che l’israeliano che « spara velocemente » era in realtà il signore dei massacri. Barak era uno degli eroi del 1967. Apparentemente, il governo israeliano ha appena approvato il suo piano di raid, il più importante su Gaza dal 1967. Livni ha circa la mia età e a leggere le informazioni, ha interiorizzato il messaggio. Sta accumulando le referenze necessarie per assomigliare a uno di quegli eroi del ‘67. Tanto Barak che Livni trascinano Israele e la Palestina in una campagna elettorale di massacri. Il sangue palestinese e arabo è il carburante delle politiche israeliane.

Vorrei suggerire a Livni e a Barak che questo può non aiutarli nei sondaggi. Netaniyahu è un falco autentico che trascina Israele in una guerra e comprende meglio di chiunque il potere delle dissuasione.

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Note :

(*) Piccolo assassinio di notte (“Eine Kleine Nacht Murder”), riferito al titolo di una serie televisiva americana.

(**) Non confondere "shalom” con “paix” o “salam”. Mentre pace e salam si riferiscono alla riconciliazione e al compromesso, shalom indica la sicurezza per il popolo ebreo a spese di ciò che lo circonda