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12/01/2009
Fonte : Le Monde
di Sophie Shihab
Feriti di tipo nuovo -adulti e bambini le cui gambe sono ridotte a torsoli bruciati e sanguinanti- sono stati mostrati questi ultimi giorni dalle televisioni arabe che trasmettono da Gaza. Domenica 11 gennaio, due medici norvegesi, unici occidentali presenti nell’ospedale della città, hanno voluto offrire una testimonianza.
I dottori Mads Gilbert e Erik Fosse, che intervengono nella regione da una ventina di anni con l’Ong norvegese Norwac, sono potuti uscire dal territorio con quindici feriti gravi, passando attraverso la frontiera con l’Egitto, non senza ostacoli : "Tre giorni fa, il nostro convoglio, guidato dal Comitato internazionale della Croce Rossa, ha dovuto fare dietro-front prima di arrivare a Khan Younès, dove alcuni carri hanno sparato per farci fermare", hanno riferito ai giornalisti presenti ad Al-Arish.
Due giorni dopo il convoglio è passato, ma i medici e l’ambasciatore della Norvegia venuto ad accoglierli, sono stati bloccati tutta la notte per "ragioni burocratiche" all’interno del terminale di frontiera egiziano di Rafah, aperto unicamente per missioni sanitarie. Quella notte, alcuni vetri e un soffitto del terminale sono stati rotti dallo spostamento d’aria di una delle bombe lanciate in prossimità.
"All’ospedale Al-Chifa, di Gaza, noi non abbiamo visto delle bruciature al fosforo, nè feriti per bombe a munizione. Ma abbiamo visto delle vittime e abbiamo tutte le ragioni per pensare all’uso nuovi tipi di arma, sperimentate dai militari americani, conosciute con l’acronimo DIME (Metallo denso inerte esplosivo)" hanno dichiarato i medici.
Piccole boccette di carbone contenente una lega di tungsteno, cobalto, nikel o ferro, hanno un enorme potere esplosivo che si dissipa nel raggio di 10 metri. "Ma a 2 metri, il corpo è spezzato in due; a 8 metri, le gambe sono tagliate e bruciate. Noi non abbiamo visto i corpi sezionati, ma abbiamo visto molti amputati. Ci sono stati alcuni casi simili in Libano nel 2006 e a Gaza nello stesso anno, durante l’operazione israeliana ‘Pioggia d’estate’. Alcuni esperimenti su dei topi hanno dimostrato che queste particelle restano nel corpo e sono cancerogene" hanno spiegato.
Un medico palestinese, intervistato domenica da Al-Jazira, ha parlato della sua impotenza in questo caso : "Non hanno alcuna traccia di metallo nel corpo, ma delle strane emorragie interne. Un materiale brucia le loro vene e provoca la morte e noi non possiamo fare niente". Secondo la prima équipe di medici arabi autorizzata a entrare nel territorio e arrivata venerdì da sud, nell’ospedale di Khan Younès, sono stati accolti decine di casi di questo tipo.
I medici norvegesi, sono stati obbligati -dicono- a testimoniare su ciò che hanno visto, in assenza a Gaza di tutti gli altri rappresentanti del "mondo occidentale" : "Può essere che questa guerra sia il laboratorio dei fabbricanti di morte ? E’ possibile nel XXI secolo rinchiudere 1,5 milioni di persone e farne ciò che si vuole chiamandoli terroristi ?"
Arrivati al quarto giorno di guerra all’ospedale Al-Chifa, i medici hanno trovato un immobile e dell’attrezzatura al limite delle risorse, un personale stremato e morenti ovunque. Il materiale che avevano preparato è rimasto bloccato al passaggio di Erez.
"Se arrivassero di colpo 50 feriti, anche il miglior ospedale di Oslo sarebbe al collasso”, raccontano i medici. “Qui, di bombe, ne possono cadere anche 10 al minuto. Alcuni vetri dell’ospedale si sono rotti a causa dell’esplosione della moschea vicina. Quando scatta l’allerta, il personale deve rifugiarsi nei corridoi; il loro coraggio è incredibile e dormono due o tre ore al giorno. La maggior parte di loro ha vittime tra i parenti, ma devono restare al lavoro, anche quando, in radio, si ascoltano le notizie su nuovi bombardamenti…”.
Quando il dottore ha chiesto a un collega come ha passato la notte, lui gli ha sorriso, ma poi si è sciolto in lacrime. A questo punto del racconto, la voce del Dr. Gilbert vacilla e anche lui si commuove.