29/04/2010
Fonte : L’Humanité
La conferenza internazionale sulla resistenza popolare di Bil’in (il villaggio tagliato dal « Muro dell’apartheid » israeliano che mira a togliere ai palestinesi di Cisgiordania le loro terre coltivabili) si è tenuta la settimana scorsa ed è stata un vero successo, malgrado le pressioni e i tentativi israeliani di sabotare quest’evento.
Iyad Burnat, dirigente del Comitato popolare di Bil’in, con Luisa Morgantini, deputata del Parlamento europeo, accoglieva i partecipanti e sottolineava che : « Il nostro movimento si sviluppa localmente e globalmente. La presenza quest’anno di tutti i partiti politici palestinesi e dei diplomatici internazionali riflette il crescente consenso attorno alla necessità e all’efficacia della resistenza non violenta come un mezzo per bloccare l’espansione delle politiche di occupazione e d’apartheid di Israele ».
La quinta conferenza si è svolta in assenza di numerosi dirigenti e militanti imprigionai dei comitati popolari. Fra questi Abdullah Abu Rahmah, coordinatore del Comitato popolare che ha però potuto far giungere un messaggio. Altri di Bil’in e Nil’in sono caduti sotto le armi israeliane.
Mohammed Khatib, rappresentante dei comitati popolari ha spiegato : « Dobbiamo preservare la resistenza dalle pressioni politiche interne ed esterne ; dobbiamo rispettare l’ideale dell’unità nazionale perchè noi siamo uniti sotto la bandiera palestinese. Questo resterà un movimento popolare con dei dirigenti di base, coscienti e impegnati negli obiettivi e nelle aspirazioni del nostro popolo ».
Durante la conferenza, i partecipanti, venuti da numerosi paesi, hanno evocato la lotta, il rafforzamento della campagna BDS. Una dichiarazione finale è stata adottata per incoraggiare l’azione del Tribunal Russell e rafforzare la rete internazionale. Il venerdì, poi, c’è stata la manifestazione a Bil’in. E a pochi chilometri da lì, a Beit jala, l’armata israeliana, intanto, distruggeva gli uliveti.
P.B.