26/04/2008
Fonte : Ha’aretz
di Akiva Eldar
Otto mesi dopo che la Alta Corte di Giustizia ha ordinato a Israele di distruggere il segmento della barriera di separazione vicino al villaggio palestinese di Bil’in "in un termine di tempo ragionevole", il Ministero della Difesa non ha mai fatto nulla. Difatti non ha neanche cominciato a indicare un tracciato alternativo, così come il Tribunale aveva chiesto.
Queste misure non fanno parte del piano di lavoro del Ministero della Difesa per il 2008. Un portavoce del Ministero, Shlomo Dror, ha affermato che questa "mancanza" deriva da costrizioni di bilancio e che si spera che questa pianificazione rientri nel piano di lavoro per il 2009, cioè oltre un anno dopo la decisione della Corte.
Nel settembre 2007, l’Alta Corte aveva giudicato che un segmento della lunghezza di 1,7 chilometri della barriera vicino a Bil’in, doveva essere distrutto e ricostruito secondo un altro tracciato. La Corte ha ugualmente precisato nelle sue considerazioni che Israele aveva costruito il segmento in questione su una terra appartenente ai palestinesi, adducendo falsi motivi di sicurezza. L’obiettivo principale era invece di permettere l’espansione delle colonie vicine a Modi’in Illit. Inoltre i giudici avevano precisato che il tracciato attuale era sbagliato dal punto di vista topografico e che esponeva a pericoli le forze di sicurezza che pattugliavano la zona.
Più precisamente, la giuria, presieduta dalla presidentessa della Corte Suprema Dorit Beinisch, dichiarava che il tracciato attuale era stato concepito per includere, sul versante israeliano, il quartiere in costruzione di Matityahou-Est. Di conseguenza i giudici avevano ordinato che il tracciato fosse concepito senza tenere conto dei piani di sviluppo di questa colonia.
A dispetto di tutto ciò, alcuni imprenditori hanno recentemente iniziato a costruire le fondamenta della parte est di questo quartiere, ma l’Alta Corte ha giudicato che il terreno su cui si edifica dovrebbe essere “all’est” alla barriera di sicurezza.
Attualmente il tracciato di separazione si snoda attraverso 26 ettari di terra di Bil’in. 16 altri ettari sono intrappolati tra la barriera e la Linea Verde. Questi ultimi anni, questa parte della barriera è il luogo dove si svolgono le manifestazioni degli abitanti di Bil’in e dei militanti di sinistra, israeliani e internazionali, che protestano contro le difficoltà che la barriera crea ai palestinesi. I contrasti tra i manifestanti e le forze di sicurezza sono stati frequenti e hanno provocato incidenti da una parte e dall’altra.
L’avvocato dei villaggi (e di Shalom Arshav), Michael Sfard, minaccia di aprire una procedura giudiziaria contro il Ministro della Difesa e l’ufficiale incaricato per la Cisgiordania per non aver agito. In una lettera indirizzata alcuni giorni fa al vice procuratore generale Mike Blass, l’avvocato Sfard scrive che lo perseguirà per oltraggio al tribunale, a meno di ricevere, prima della fine della settimana, una spiegazione per il ritardo accumulato nella concezione di un tracciato sostitutivo. Egli esige ugualmente che il Ministero della Difesa presenti, a partire da questo mese, un tracciato che rispetti i criteri definiti dall’Alta Corte.
"E’ difficile non pensare che le autorità israeliane stiano giocando con il giudizio della Corte per fare allungare la procedura fino al momento in cui le modifiche apportate sul terreno rendano impossibile la sua applicazione” scrive Sfard. Inoltre, secondo il giudizio del tribunale, gli abitanti e gli agricoltori di Bil’in “continuano a vivere un inferno quando tentano di recarsi sulle loro terre, o presunte tali,”, anche dalla loro parte della barriera.
In tre altri luoghi di Cisgiordania, Israele non ha modificato il tracciato della barriera malgrado le ingiunzioni dell’Alta Corte: per esempio nella regione di Alfei Menashe, a Tzofin (Azoun) e a Hashmonaim (Na’lin). Il Ministero della Giustizia ha fatto sapere che gli ufficiali che si interessano della questione non sono raggiungibili a causa delle vacanze pasquali.