La polizia militare apre un’inchiesta sulla morte di Bassem Abou Rahmeh, di Bil’in

12/07/2010

Fonte : B’Tselem

Tre video provano che il candelotto è stato sparato direttamente su Bassem Abu Rahmeh, ma l’esercito ha ordinato un’inchiesta solo dopo la minaccia di una richiesta da parte dell’Alta Corte.


I tre video (time identico)

Il giudico-avvocato generale (JAG), procuratore Avichai Mandelblit, ha ordinato a una unità di indagine della polizia militare di aprire un’unchiesta sulle circostanze che hanno portato alla morte di Bassem Abu Rahmeh, del villaggio di Bil’in, ucciso quando un candelotto lacrimogeno, a grande velocità, l’ha colpito durante una manifestazione anti-barriera a Bil’in, il 17 aprile 2009. Fino a oggi, l’ufficio del JAG ha rifiutato di richiedere una inchiesta sull’incidente. Il JAG ha annunciato il cambiamento della sua posizione in una lettera all’avvocato della famiglia Abou-Rahmeh, Michael Sfard, che aveva minacciato di appellarsi alla Alta Corte di Giustizia, dopo aver ricevuto le conclusioni dei medici legali specializzati in immagini (in inglese), che provavano che i candelotti lacrimogeni erano stati sparati direttamente sui manifestanti in violazione della regolamentazione sull’uso.

Abu Rahmeh, 30 anni, è stato ucciso da un candelotto di gas lacrimogeno a lunga gittata che l’ha colpito al petto. E’ lo stesso genere di candelotto che ha gravemente ferito Tristan Anderson, il manifestante americano a Ni’lin. Immediatamente dopo l’incidente, B’Tselem ha condotto un’ inchiesta approfondita, ha raccolto e analizzato delle sequenze video e delle foto dell’incidente e, in seguito, ha chiesto un’inchiesta giudiziaria. Tre videocamera che hanno filmato la manifestazione hanno provato che Abu Rahmeh era sul lato est della barriera, che non aveva agito in maniera violenta e che non metteva in pericolo i soldati in alcun modo. La registrazione mostrava ugualmente che durante la manifestazione, i soldati hanno sparato un candelotto supplementare di gas lacrimogeno direttamente sui manifestanti, in flagrante violazione delle regole e in presenza di ufficiali di alto rango.

La decisione iniziale di non fare l’inchiesta sull’incidente ignorava le sequenze video e si basava sulle dichiarazioni dei soldati del briefing operativo, che hanno sostenuto che il candelotto che ha colpito Bassem aveva urtato un cavo della barriera di separazione che ne ha modificato il tragitto. L’idea degli esperti, che si fonda su un’analisi spaziale di tutte le registrazioni video e su altri elementi, ha rifiutato questa spiegazione. I video hanno determinato che il colpo era stato sparato mirando direttamente a una persona. Inoltre, gli esperti hanno ugualmente analizzato le caratteristiche specifiche del proiettile e hanno concluso che, se il soldato che ha sparato avesse agito conformemente alla regolamentazione vigente, la cartuccia sarebbe caduta centinaia di metri oltre Abu Rahmeh. Ahmad Abu-Rahmeh, il fratello di Bassem, esprimendosi a nome della famiglia, ha dichiarato che, « noi siamo molto felici che sia stata aperta un’inchiesta. Ed è chiaro che l’esercito l’ha fatto perchè è stato obbligato, dopo oltre un anno di tentativi di dissimulazione dello sparo contro un manifestante nonviolento, abbattuto senza alcuna ragione ».

B’Tselem e Yesh Din hanno espresso la loro soddisfazione dopo la decisione di oggi, ma hanno notato che il ritardo era non scusabile e hanno affermato : « speriamo che il lungo periodo trascorso dopo l’incidente non influenzerà negativamente l’inchiesta e che la decisione del giudice-avvocato generale di oggi possa rendere giustizia alla famiglia Abu Rahmeh e al villaggio di Bil’in.