Montreal: la battaglia del villaggio palestinese di Bilin

07/02/2010

Fonte : Québec 89

di Valérian Mazataud

l 29 gennaio scorso, il villaggio palestinese di Bil’in depositava una richiesta di appello presso la Corte Superiore del Quebec. Da circa due anni, i suoi abitanti, con l’aiuto di una equipe di avvocati internazionali, stanno portando avanti un’azione legale contro due compagnie che hanno sede a Montreal. La Green Mount Inc. e la Green Park Inc, tutte e due immatricolate a St Laurent, costruiscono nuovi alloggi destinati agli israeliani, su terre appartenenti al villaggio di Bil’in.

Resoconto di una lunga battaglia giuridica

L’avvenimento passa piuttosto sotto silenzio a Montréal. Dal giugno 2009, il Palazzo di Giustizia è il luogo di un causa altamente simbolica del conflitto israelo-palestinese. Il villaggio di Bilin, situato a una decina di km a ovest di Ramallah in Cisgiordania, accusa lo Stato d’Israele di avergli sottratto oltre 200 ettari (500 acri) di terreno. Nonostante l’aumento delle colonie israeliane sia cominciato negli anno ‘90 con la creazione delle città di Modi’in Illit, Bilin è stato realmente danneggiato nel 2005, con la costruzione del Muro di sicurezza.

Restituiteci le nostre terre

Il Muro, eretto in origine per impedire gli attacchi dei terroristi dalla Cisgiordania, doveva seguire il tracciato della Linea Verde, nome quest’ultimo dato al confine del "cessate il fuoco" dalla guerra arabo-israeliana del 1948. A Bilin, Nilin o in un certo numeri di altri villaggi palestinesi, il Muro ha sconfinato nei territori della Cisgiordania. Dal 2005, infaticabilmente, gli abitanti di Bilin protestano con il sostegno di numerosi attivisti israeliani e internazionali che marciano verso il Muro gridando : « Restituiteci le nostre terre ! ».

Un adolescente che lancerà una pietra, sarà immediatamente sanzionato con una pioggia di gas lacrimogeno.

Nel corso degli anni, il villaggio ha acquisito un sostegno internazionale grazie alle sue manifestazioni pacifiche e l’inventiva delle sue modalità di protesta. Nel giugno 2009, Mohamed Khatib, leader del Comitato Popolare di resistenza contro il Muro ha fatto un giro nelle grandi città del Quebec per sensibilizzare il pubblico alla lotta del suo villaggio. E’ stato però nel 2008 che è nata l’idea di perseguire, attraverso la giustizia, le compagnie immobiliari. L’azione invoca, tra l’altro, la legge sui crimini contro l’umanità e i crimini di guerra, che il Canada ha adottato nel giugno 2000, facendo così « la prima legge esaustiva che renda esecutivi gli obblighi di un paese verso la Corte Penale Internazionale ». E’ a questa legge che si deve la condanna nel maggio 2009 di Désiré Munyaneza, riconosciuto colpevole di crimini contro l’umanità in Rwanda. Secondo gli avvocati israeliani del villaggio di Bilin, la legge potrebbe ugualmente applicarsi alle imprese che collaborando commettono dei crimini, per esempio, aiutando una potenza straniera a ripopolare dei territori acquisiti durante la guerra.

Alla ricerca del forum appropriato

Contemporaneamente però nel settembre 2009, il giudice Louis-Paul Cullen e la Corte Superiore del Quebec rigettano la domanda palestinese. Denis Barrette, avvocato di Montreal e rappresentante della Lega dei diritti e le libertà riporta che « il giudice Cullen stima che il tribunale del Quebec non costituisce il contesto più appropriato per dibattere e fare valere i diritti degli abitanti del villaggio ».

Per il giudice Cullen, è una corte israeliana che deve giudicare questa situazione. Per Emily Schaeffer, avvocata israeliana del villaggio, « questa Corte ha fatto un errore nella comprensione del sistema giudiziario israeliano e della possibilià che noi abbiamo di essere ascoltati da una corte israeliana ».

Infatti le corti israeliane rifiutano molto semplicemente di studiare il caso. « Una corte israeliana avrebbe effettivamente ogni giurisdizione su questo affare, ma sostiene che la questione non è giudicabile » aggiunge la giovane avvocatessa. All’occorrenza, l’Alta Corte di Giustizia israeliana ha già affermato che il tracciato del Muro in corrispondenza di Bil”in deve essere spostato per restituire al villaggio un centinaio di ettari di terra. Ma il Muro è un cosa; la costruzione delle colonie un’altra.

Misteriose compagnie

Un velo di mistero circonda ancora le compagnie Green Mount e Green Park. L’anno scorso, un’inchiesta della stampa canadese riportava che « le due imprese di Montreal hanno delle strutture di proprietà molto complesse, così come legami con il commercio di diamanti africani ».

Queste ultime attività sarebbero in effetti controllate dall’impresa di Montreal Lexinter Management, il cui azionista principale è F.T.S Worlwide Corp., un’impresa con sede a Panama che faceva commercio di diamanti in Congo. Ultimamente, il conglomerato sarebbe diretto dal magnate israeliano dei diamanti Lev Leviev, in partenariato con Shaya Boymelgreen, un promotore immobiliare di New York.

Quale che sia l’esito, la storia non è ancora finita.

« Tenendo conto delle procedure di appello a disposizione delle parti, potrebbe passare almeno un mese prima che la causa possa iniziare a essere discussa di fronte a una corte canadese » conclude Schaeffer.