25/02/2006
Fonte: B’TSelem
L’estratto del rapporto di B’TSelem e Bimkom, intitolato "Sotto il pretesto della sicurezza : il percorso della barriera di separazione permette l’espansione coloniale israeliana in Cisgiordania" analizza quattro settori : le colonie di Tzofin e di Alfei Menashe vicino Qalqilia, di Modi’in Illit e la barriera di separazione intorno al quartiere di Neveh Yaakov a nord di Gerusalemme. Di seguito lo studio sul blocco di colonie di Modi’in Illit.
Questo studio concerne un gruppo di quattro colonie che sono state insediate come blocco urbano a ovest di Ramallah e vicino a Modi’in, una città all’interno di d’Israele. La più grande del gruppo è Modi’in Illit, che è situata al centro del blocco. Le altre colonie – Hashmonaim, Matityahu, e Menorah – si trovano a ovest e a sud di Modi’in Illit. L’accesso al blocco è possibile attraverso la strada 446, una sezione della 443 in direzione nord. Alla fine del 2004, il blocco di Modi’in Illit contava 32.000 residenti.
A ovest del blocco, c’è una striscia di terra che arriva fino alla periferia di Gerusalemme ed è conosciuta come " no-man’s land " perché, fino al 1967, non era sotto il controllo della Giordania o di Israele.
Dopo l’occupazione israeliana della Cisgiordania, Israele ha annesso questa striscia di terra e in seguito ci ha stabilito quattro comunità di cui tre - Shilat, Lapid, e Kfar Ruth – in contiguità territoriale con il blocco di Modi’in Illit.
La colonia di Modi’in Illit fu insediata nel 1993 come comunità urbana per colmare la mancanza di alloggi per gli ebrei ultra ortodossi di Bnai Brak e di Gerusalemme.
Con i suoi 28.000 abitanti, è la seconda più grande colonia in Cisgiordania (eccetto Gerusalemme Est). In ragione di un tasso di natalità elevato e dell’arrivo in gran numero di famiglie, la colonia si è sviluppata del 350% in 8 anni.
Nel 1996, Modi’in Illit è stata dichiarata consiglio locale. La sua giurisdizione copre 5.800 dunams (580 ettari) di cui la metà è già edificata.
La colonie ha due vicini : Kiryat Sefer, al centro della colonia e Ahuzat Brechfeld, a nord.
Nel 1996, Ganei Modi’in, un "quartiere" a ovest di Hashmonaim che non è contiguo con Modi’in Illit, è diventato una parte della colonia.
Le altre tre colonie del blocco appartengono al Consiglio regionale di Mateh Binyamin.
La sua giurisdizione si estende per 900 dunams (90 ettari). La maggior parte degli abitanti di queste due colonie, come quelli di Modi’in Illit, è ultra ortodossa.
E’ stata fondata nel 1998 con contiguità territoriale a Lapid, una delle comunità all’interno della "no-man’s land". L’accesso per Menorah è possibile passando esclusivamente per Lapid.
Molti sottolineano che i progetti del blocco di Modi’in Illit sono a stadi avanzati di sviluppo. Studieremo solo i progetti che hanno deciso in maniera significativa la determinazione del tracciato della barriera di separazione.
Vedremo che la strada scelta ha causato un danno maggiore ai fattori palestinesi che vivono nei villaggi vicini rispetto all’efficacia dell’intenzione non manifesta di proteggere il blocco (il pretesto sicurezza).
I nostri risultati dimostrano ugualmente che l’obiettivo di Israele è di prendere il controllo della terra -appartenente a proprietari privati palestinesi- situata su versante israeliano della barriera per costruirvi sopra.
Piano di insieme n° 210/8/1 (Matityahu Est)
L’area del Piano di insieme 210/8/1, conosciuta come Matityahu Est e Nahalat Hephziba, è sotto la giurisdizione di Modi’in Illit e si trova a sud-est della zona costruite della coloni.
La terra appartiene all’Amministratore (ndr : Amministratore dei Bene degli Assenti) e all’organizzazione senza scopo di lucro Keren L’geulat Hakarka (Fondazione per il Riscatto della Terra).
L’organizzazione promuove il progetto e la parte che ha depositato il progetto.
Il piano copre 872 dunams (87,2 ettari) di cui un quarto è riservato alla costruzione di 3.008 alloggi.
Il piano designa la terra prevista per la costruzione di edifici pubblici (135 dunams – 13,5 ettari), una riserva naturale (30 dunams – 3 ettari), le strade (126 dunams – 12,6 ettari), la futura zona di sviluppo territoriale (100 dunams – 10 ettari) e altri utilizzi.
Il piano è una revisione di un piano precedente (piano di insieme 210/8) che è stato approvato nel novembre 1998 e ha permesso la costruzione di "soli" 1.500 alloggi.
Il Consiglio Supremo per lo sviluppo territoriale ha discusso del piano nel 2004 e ha raccomandato che sia depositato per l’eventualità di presentazione delle obiezioni.
Tuttavia, l’approvazione del piano per la barriera è stato bloccato in ragione dell’incertezza concernente il tracciato nel settore.
Diciotto mesi più tardi, a settembre 2005, il sub-comitato al Consiglio Supremo per lo sviluppo della colonia ha approvato il piano.
A seguito della presentazione di una petizione alla Corte Suprema contro il tracciato della barriera in questo settore, l’Ufficio del Procuratore di Stato ha ordinato ai pianificatori di non pubblicare il piano, cioè di non chiederne l’approvazione.
Tuttavia, all’inizio del 2004, la costruzione è cominciata sul sito, prima che il piano fosse stato approvato e senza permesso. Tredici edifici di otto o nove piani, con circa 280 alloggi, sono già stati costruiti..
Inoltre, è cominciata la costruzione di 20 edifici supplementari. Circa un quarto della terra designata per uso residenziale è in costruzione.
In risposta alla questione posta da Bimkom all’amministrazione civile in merito alla costruzione illegale, l’amministrazione civile dichiarava che essa aveva emesso degli ordini di stop dei lavori.
Durante una visita al sito nel settembre 2005, Bimkom e B’Tselem avevano constatato che il lavoro procedeva rapidamente.
Piano d’insieme 210/4/2 (Ohr Someyach)
Questo piano, conosciuto come Ohr Someyach e Naot Hapisga, si trova ai confini di Modi’in Illit, a est del settore costruito.
La terra appartiene in parte all’Amministratore dei Beni degli Assenti e in parte all’impresa Hareut.
Il piano è stato lanciato dal Comitato Speciale per lo sviluppo territoriale e per la Costruzione di Modi’in Illit ed è stato sottoposto alle istituzioni "Ohr Someyach" e "Kiryat Ohr," che hanno base e Gerusalemme.
A luglio 2002, il Consiglio Supremo per lo sviluppo territoriale ha dato la sua approvazione finale al piano e i lavori di costruzione sono cominciati nel 2004.
Il sito copre 559 dunams (55,9 ettari), di cui 154 sono riservati alla costruzione di 2.748 alloggi.
Il piano prevede 140 dunams (14 ettari) per edifici pubblici, 85 (8,5 ettari) per spazi verdi, 133 (13,3 ettari) per strade e 14 per una zona commerciale.
Piano d’insieme 210/6/3 (Matityahu Nord)
Matityahu Nord è il quartiere a nord del Consiglio locale di Modi’in Illit. Il suo piano comprende quattro tappe:
le tappe 1 e 2, le parti ovest (piano d’insieme 210/6/1-2), sono state approvate nel 2000 e una grande parte della costruzione è stata completata.
Queste due tappe, che comprendono 2.600 alloggi, hanno il nome di Ahuzat Brechfeld.
Le tappe 3 e 4, le parti est (piano d’insieme 210/6/3), non sono state ancora depositate. Sono disponibili solo dettagli parziali.
La maggiore parte del sito di Matityahu Nord è legata a Keren L’geulat Hakarka e Zipha International Ltd, che sono i proprietari parziali della terra, e ai promotori e delle parti che hanno sottoposto il piano. L’area copre 334 dunams (33,4 ettari), di cui 108 dunams sono stati adibiti ad alloggio. Secondo il piano di sviluppo territoriale di Modi’in Illit, 4.460 alloggi (questo numero non è definitivo) devono essere costruiti à Matityahu Nord.
Le zone est, tappe 3 e 4, prevedono la costruzione de 1.800 alloggi di cui certi si trovano all’esterno dei limiti municipali di Modi’in Illit.
Piano d’insieme 208/3 (Ganei Modi’in 3)
Questo piano, conosciuto come Ganei Modi’in 3, è situato a nord di Ganei Modi’in, nella giurisdizione di Modi’in Illit, ma non è contiguo con il resto della colonia.
Quest’area si sviluppa lungo il pendio est di una collina di 238 metri di altezza, a 200 metri dal villaggio vicino di Al-Midya.
Il promotore è l’impresa Philodendron 12, una società immobiliare che vuole possedere la terra.
Il piano è stato elaborato dal Consiglio Supremo per lo sviluppo territoriale nel febbraio 2004. Poiché il tracciato della barriera di separazione in questo settore non era stato determinato allora, è stato deciso di depositare il piano.
L’area copre 200 dunams (20 ettari), di cui la maggior parte è riservata alla costruzione di 280 alloggi. Gli edifici sono strutture per due famiglie di 220 metri quadrati ciascuno. Il piano prevede un terreno per delle strade (50 dunams – 5 ettari), alcuni edifici pubblici (4-10 dunams), e una zona commerciale (meno di un dunam).
Piano d’insieme 211/2 (Menorah)
Il sito di questo piano si trova all’interno della giurisdizione di Menorah (Kfar Haoranim), a sud-est della zona edificata della colonia. L’amministratore (dei Beni degli Assenti) possiede la terra. Il promotore della parte che ha sottoposto il progetto è l’impresa Bar-Tura Ltd.
Il piano copre 668 dunams (66,8 ettari), di cui 100 dunams sono destinati a un uso residenziale.
Il resto della terra sarà un bosco (84 dunams) e spazi aperti al pubblico (129 dunams).
Conviene notare che il piano contiene qualche isolotto di terra appartenente a dei palestinesi che non sono inclusi nel piano.
Le Consiglio Supremo per lo sviluppo territoriale ha accordato l’approvazione finale nel 1999, ma la costruzione non è ancora iniziata, apparentemente in ragione delle difficoltà di trovare un itinerario per una via d’accesso al nuovo quartiere.
Il piano di sviluppo territoriale di Modi’in Illit, realizzato nel 1998, raccorda le quattro colonie del blocco con Lapid, Shilat, e Kfar Ruth, le comunità situate nella "no-man’s land".
Il piano è stato lanciato dal Ministero della Costruzione e degli Alloggi, con la cooperazione del servizio di sviluppo territoriale dell’amministrazione civile, del Consiglio locale di Modi’in Illit e del Consiglio regionale di Mateh Binyamin.
Un piano di sviluppo territoriale non ha statuti e non subisce alcun processo di approvazione.
E’ una guida per la politica di sviluppo territoriale per un settore specifico e forma la base per la preparazione dei piani d’insieme.
Uno dei "vantaggi" di un piano di sviluppo territoriale, per ciò che concerne le autorità, è che non possono essere formulate obiezioni contrarie.
Il piano di sviluppo territoriale fornisce una prospettiva per l’anno 2020, da oggi ad allora il blocco di Modi’in Illit avrà 25.000 alloggi e 150.000 abitanti.
L’insieme della superficie del piano, comprese le strade, è di 17.302 dunams (1730,2 ettari), di cui 40% sono destinati a uso residenziale, il 15% per edifici pubblici e spazi verdi e il 6% per strade.
Una delle caratteristiche rimarcabili del piano di sviluppo territoriale è che ignora i limiti delle autorità locali. Una parte del piano si applica alla terra che si trova all’esterno della sua giurisdizione, di cui un’area appartiene a dei palestinesi.
Per esempio, nel piano d’insieme 210/8/1 (Matityahu Est), ci sono 600 dunams (60 ettari) di terra che si trovano ora al di fuori della giurisdizione di Modi’in Illit, sulla quale 1.200 alloggi devono essere costruiti, a supplemento ai 3.000 alloggi del piano officiale.
La terra in questione, che contiene molti ulivi, appartiene a degli abitanti del villaggio palestinese vicino a Bil’in.
Il piano di Matityahu Nord oltrepassa i limiti della colonia e aggiunge 1.800 alloggi ai 2.600 decisi nei piani approvati, che saranno costruiti sulle terre del villaggio di Deir Qadis.
Il piano di sviluppo territoriale comprende un quartiere (Ramat Modi’in) a nord-est della colonia di Hashmonaim.
Questo piano, che copre una superficie di 400 dunams (40 ettari), si trova oltre i limiti di Hashmonaim. La terra, sulla quale alcuni ulivi sono piantati, appartiene ad alcuni abitanti del villaggio palestinese di Nil’in.
Il piano di sviluppo territoriale propone l’edificazione di grandi settori di terra –non ancora sfruttati- situati vicino alla zona costruita di Modi’in Illit.
Il tracciato della barriera di separazione intorno al blocco di Modi’in Illit è stato approvato per la prima volta dal governo a ottobre 2003, come elemento della tappa 3 della barriera.
E’ lungo 15 chilometri e va dal confine meridionale di Al-Midya a nord fino a Saffa a sud, e si prolunga fino a quattro chilometri dalla Linea Verde. Nella sua maggior parte, il tracciato passa accanto ai villaggi palestinesi vicini.
Dopo la decisione della Corte Suprema su Beit Sourik, nel giugno 2004, Israele ha completamente rivisto il tracciato della barriera.
Nel febbraio 2005, il governo ha approvato il tracciato revisionato, che ha avvicinato di qualche centinaia di metri dalla Linea Verde la maggior parte del tracciato intorno al blocco di Modi’in Illit, accorciando il tracciato di due kilometri. In conseguenza, il settore tra la barriera e la Linea Verde è stata ridotta di 2.000 dunams.
In disprezzo di ciò, la maggior parte del tracciato intorno al blocco di Modi’in Illit è quasi identico al tracciato originale che è stato concepito a settembre 2003, e non si conforma al tracciato rivisto e approvato dal governo nel febbraio 2005.
La sola eccezione è la sezione più meridionale, a ovest di Saffa, dove la barriera è stata stabilita secondo il tracciato rivisto.
Nella sezione nord (a sud di Deir Qadis, N’alin, e Al-Midya), il lavoro non è cominciato in ragione delle petizioni di sospensione che sono state depositate da palestinesi e coloni davanti alla Corte Suprema.
Tuttavia, secondo i recenti ordini di requisizione concernenti questi settori, che sono attualmente effettivi, il tracciato è stato generalmente basato sulla decisione originale e non sul tracciato rivisto.
La foto aerea del blocco di Modi’in Illit mostra che i piani d’insieme descritti qui, che andranno a ingrandire il blocco di Modi’in Illit in tutte le direzioni, avevano una ragione primordiale per il posizionamento del tracciato della barriera.
Nella sezione meridionale, il tracciato del limite del settore B intorno a Saffa, a circa 1.200 metri dalla zone costruita di Menorah, circonda completamente il sito riguardante il piano d’insieme 211/2.
Nella parte orientale, il tracciato segue i limiti est del piano d’insieme 210/8/1 (Matityahu-Est), del piano d’insieme 210/4/2 (Ohr Someyach) e i limiti che sono stati disegnati nel piano di sviluppo territoriale.
In questa sezione, il tracciato passa a 1.800 metri dalla zona costruita di Modi’in Illit (il quartiere di Kiryat Sefer), molto vicino alle case dei villaggi palestinesi di Bil’in e di Kharbata. Lo Stato ha ammesso che questi due piani erano stati presi in considerazione al momento dell’impostazione del tracciato..
Riguardo alla sezione nord, basandosi sugli ordini di requisizione che sono stati pubblicati, il tracciato lascia i siti dei piani d’insieme 210-/6/3 (Matityahu Nord) e 208/3 (Ganei Modi’in 3) che non sono stati ancora approvati, dal lato "israeliano" della barriera.
Lo studio di questi progetti di espansione ha, in certi casi, costretto i pianificatori a scegliere un tracciato inferiore da un punto di vista topografico e tecnologico.
Per esempio, mettere il settore coperto dal piano d’insieme 208/3 (Ganei Modi’in 3) dal lato "israeliano" della barriera esigeva che la barriera passasse a nord della collina sulla quale il quartiere è previsto, ponendo la barriera a una altezza inferiore rispetto a quella delle case del versante ovest del villaggio palestinese di Nil’in.
Il tracciato, rivisto, che il governo ha approvato nel febbraio 2005, passa a qualche centinaia di metri più a sud, più vicino alla zona costruita di Hashmonaim e di Ganei Modi’in, su una terra con migliori caratteristiche topografiche.
Alla luce dell’inconveniente topografico, sette generali di riserva hanno allertato, in un avviso al Consiglio per la Pace e la Sicurezza, circa le conseguenze per la sicurezza se la barriera fosse passata a nord della collina sulla quale Ganei Modi’in 3 è previsto.
Una situazione simile è stata creata nella sezione a ovest di Bil’in, laddove Israele ha voluto fare passere la barriera intorno al sito dei piani d’insieme di Matityahu Est e di Naot Hapisga.
Il tracciato scende a una altezza di 260 metri, al fondo del letto di un fiume (Wadi a-Ralb), che separa i quartieri previsti. Nella parte che attraversa il fiume, il tracciato è più basso di Bil’in, e ciò richiede una tecnologia complessa e costosa.
Anche se l’obiettivo della barriera era di proteggere Modi’in Illit per come è ora - in questo settore, solamente Kiryat Sefer - la barriera poteva passare a qualche centinaia di metri a ovest, a 200 metri dalla zona edificata ed evitava di discendere fino al fiume Wadi.
La barriera di separazione che è costruita intorno al blocco di Modi’in Illit passa in prossimità delle case di sei villaggi palestinesi : Al-Midya, Nil’in, Deir Qadis, Kharbata, Bil’in, e Saffa. Questi villaggi hanno un totale di 16.000 abitanti.
Negli anni 80 e all’inizio degli anni 90, migliaia di dunams di questi villaggi, di cui alcuni appartenenti a dei proprietari privati, sono stati dichiarati Terra di Stato e riservati alla costruzione e all’espansione del blocco di colonie di Modi’in Illit.
In ragione del tracciato della barriera, migliaia di altri dunams che sono ora utilizzati per la coltura e il pascolo, per il futuro sviluppo, saranno separati dal resto della terra dei villaggi.
Per esempio, 3.000 dunams (300 ettari) appartenenti a Saffa e situati a sud-est della colonia di Menorah costruita su un terzo delle terre del villaggio, insistono sul versante ovest della barriera (la costruzione di questa sezione della barriera sarà presto completata).
In più, 250 dunams (25 ettari) delle terre del villaggio sono state prese per costruire la barriera, dove gli alberi sono sradicati e la terra livellata.
Sulla terra restante a ovest della barriera, 2.100 dunams (210 ettari) appartengono a dei proprietari privati palestinesi e contengono, tra l’altro, 3.000 vecchi ulivi.
Il capo del consiglio del villaggio stima che i proventi della vendita di olio d’oliva di questi alberi è di mezzo milione di shekels all’anno e costituisce la maggior parte degli introiti per numerose famiglie.
Terra palestinese intaccata dal tracciato della barriera di separazione intorno al blocco di Modi’in Illit (in dunams)
| Villaggio | Numero abitanti | Superficie | Terra prese per la costruzione della barriera | Terra su versante israeliano | Superficie espropriata in % |
|---|---|---|---|---|---|
| al-Midya | 1,200 | 900 | 120 | 270 | 43% |
| Nil’in | 4,600 | 13,300 | 200 | 5,200 | 41% |
| Dir Qadis | 1,900 | 8,200 | 200 | 2,600 | 34% |
| Kharbata | 2,800 | 7,000 | 150 | 600 | 11% |
| Bil’in | 1,700 | 4,000 | 150 | 1,900 | 51% |
| Saffa | 3,900 | 9,700 | 250 | 3,000 | 33% |
| Totale | 16,100 | 43,100 | 1,070 | 13,570 | 34% |
Fonte : I dati sulla quantità di terra sono stati ottenuti incrociando i dati di diverse fonti palestinesi, tra cui, quelle dei consigli locali e di organizzazioni non governative.
Dopo il completamento dei lavori di costruzione sulla barriera, ci si attende che Israele dichiari il settore tra sé e la Linea Verde: "Zona Militare Chiusa", come ha fatto nel caso delle sezioni della barriera costruite come nella tappa 1 del progetto.
Da quel momento, i palestinesi saranno autorizzati ad accedere alla loro terra situata a ovest della barriera solamente se provvisti di una autorizzazione rilasciata dal’Amministrazione Civile.
Basandosi sulle precedenti esperienze, certi palestinesi saranno totalmente interdetti di accedere alle loro terre. Coloro che otterranno dei permessi potranno solamente accedere alle loro terre durante le ore di apertura delle porte che saranno installate.
Israele afferma che l’installazione delle porte riduce il danno per la popolazione palestinese in seguito alla costruzione della barriera e che esso (il danno) è proporzionato al vantaggio fornito dalla barriera stessa.
Questo argomento suppone che il danno sia causato dal bisogno di sicurezza militare.
Come già visto, le principali ragioni del posizionamento del tracciato intorno al blocco di Modi’in Illit non sono legate a questioni di sicurezza militare, ma sono politiche ed economiche (cioè, hanno per obiettivo beneficiare i promotori immobiliari). Stando così le cose, la questione della proporzionalità è inappropriata.
Inoltre, il regime di permessi proposto da Israele non risolverà i due problemi significativi che derivano dalla separazione degli abitanti dalla loro terra.
Prima di tutto, una parte delle terre situate a ovest della barriera rappresenta la piccola, e a volte la sola, riserva di terre disponibili per la costruzione del villaggio.
Nelle loro testimonianze a B’Tselem, i capi dei villaggi hanno fatto rimarcare che la mancanza di possibilità di costruzione era una delle principali ragioni che spingeva la giovane generazione a partire.
In secondo luogo, una delle fonti di sostentamento degli abitanti è l’allevamento dei montoni e delle capre. La barriera li separa dalla terra che loro utilizzavano precedentemente per la pastorizia.
Israele non accorda permessi agli abitanti per attraversare la barriera con i loro montoni e capre, quindi gli abitanti dovranno comprare sempre più foraggio per le loro mandrie. Queste spese obbligheranno i villaggi a non allevare più animali per sopravvivere.
Ancora peggio, c’è una prova concreta che esistono progetti finalizzati a ingrandire il blocco di Modi’in Illit sulla terra appartenente a proprietari privati palestinesi del versante "israeliano" della barriera. Come notato, centinaia di dunams di campi appartenenti a dei proprietari privati all’esterno del blocco di Modi’in Illit e ugualmente al di fuori dei suoi piani d’insieme ufficiali, sono previsti, secondo il piano di sviluppo territoriale di Modi’in Illit, per l’espansione delle colonie.
Per esempio, 600 dunams situati in prossimità del piano d’insieme 210/8/1 (Matityahu-Est), appartenenti a qualche famiglia di Bil’in e sui quali sono piantati centinaia di ulivi, sono riservati per la costruzione di 1.200 alloggi.
A novembre 2005, alcuni abitanti di Bil’in erano stupefatti di constatare che una nuova strada era stata costruita tra Matityahu-Est e il settore implicato. In questo processo, più di 100 ulivi sono stati sradicati e rubati.
Il 13 novembre, il Consiglio del villaggio di Bil’in ha depositato una denuncia presso il Dipartimento della polizia israeliana del Distretto di Shai. La costruzione della strada rinforza l’idea che Israele cerchi di prendere il controllo della terra palestinese.
Ugualmente, 1.000 dunams di terra coltivata, appartenente ad abitanti di Deir Qadis e di N’alin, che sono vicino al sito del piano d’insieme 210/6/3 (Matityahu Nord 3) sono stati inclusi al piano di sviluppo territoriale considerato nell’ambito di questo piano d’insieme.
All’inizio degli anni 70, Israele ha preso il controllo di centinaia di migliaia di dunams nella totalità della Cisgiordania, dichiarandola "Terra di Stato".
Secondo la legislazione in vigore, un tale dichiarazione è legale, tra l’altro, se si prova che la terra non è stata lavorata durante al meno tre anni consecutivi.
Alla luce degli obiettivi che sono evidenti nel piano di sviluppo territoriale, c’è una profonda inquietudine che l’obiettivo celato della barriera sia di fare cessare gli abitanti palestinesi di lavorare la terra -che è prevista per l’espansione delle colonie- e permettere a Israele di dichiararla "Terra di Stato".
Suliman Yassin, 69 anni, un residente di Bil’in, descrive a B’Tselem il cambiamento drammatico della sua vita a seguito della costruzione della barriera.
“25 anni fa, ho comprato trenta dunams di terra al limite del mio villaggio… La nostra casa, che è situata al centro del villaggio, è troppo piccola per noi, e noi speriamo di costruire delle case per i nostri figli.
Ho lavorato, ho scavato un pozzo, ho accomodato tonnellate di terreno roccioso per piantare e seminare.
C’erano 26 ulivi quando l’ho comprata. Ho piantato più di cinquanta ulivi, circa cinquanta alberi di fico, mandorli, e circa 20 vigne. Su una altra parte della terra, un settore di circa 10 dunams, ho piantato dei semi e su 7 dunams ho piantato dei legumi. Quando ho comprato la terra, ho costruito una casa di 5 stanze e una sala da bagno perché ho 12 figli, il più grande ha 43 anni e il più giovane ha 22 anni.
Tutti i miei figli sono sposati, e ho circa 30 nipoti. Noi ci sostentiamo con la terra e dividiamo il raccolto… Inoltre, ho acquistato più di cento teste di montoni e di capre che forniscono i prodotti del latte e la carne per la famiglia intera.
Con le entrate, ho comprato un altro pezzo di terreno situato a fianco dei miei campi…
Un anno fa, l’esercito israeliano ha espropriato la maggior parte dei miei campi per costruire la barriera di separazione. Nel febbraio 2004, ho ricevuto un ordine che espropriava 25 dunams.
L’ordine fu una grande sorpresa. Dieci dunams di alberi si ritrovarono nel versante ovest della barriera e non ho avuto più accesso.
Tutto ciò che avevo investito è andato perduto…
Benché mi abbiano preso meno terra rispetto ad altri, ero il solo a perdere la sua principale fonte di sostegno. Non mi restano che 5 dunum sui quali viviamo: la casa di 120 metri quadrati, tre stanze per il bestiame e il pozzo…
Ho provato a ripiantare gli ulivi sradicati sulla terra che mi resta, ma sono riuscito solamente a piantarne 15. Ora la barriera è alle ultime tappe di costruzione.
Numerose manifestazioni hanno avuto luogo vicino alla mia casa che si trova a circa 20 metri dalla barriera.
Un buon numero di gas lacrimogeni e di granate assordanti sono stati lanciati nella mia casa, e i proiettili veri o di gomma-acciaio hanno colpito i muri e le finestre della mia casa. Le pietre gettate dai manifestanti sono anch’esse finite all’interno della nostra casa.
Due mesi e mezzo fa, mio figlio Muhammad, che ha trent’anni, è stato ferito alla testa dall’involucro metallico dei gas lacrimogeni.
Anche il mio bestiame è stato colpito dagli spari dell’esercito. Da marzo scorso, 30 delle mie capre sono morte. Nel novembre 2004, ho piantato dei pomodori, ma non ne ho raccolto nemmeno uno perché i soldati hanno danneggiato tutto il raccolto marciandoci sopra. Hanno inoltre distrutto più di 200 teste di cavolfiori, un quarto di dunam di aglio, la metà di un dunam di cipolle e un dunam e mezzo di fagioli.
Io e i miei figli non abbiamo più un futuro da quando hanno preso la mia terra. Sono diventato povero perché non ho che 30 fra montoni e capre e ho iniziato a vendere anche il bestiame.
Prima, il bestiame aveva a disposizione grandi spazi di terra, ma ora è confinato e io devo acquistare del foraggio.
Sento il bestiame gemere e comprendo la loro frustrazione, così come capisco quella di una persona imprigionata e che non può uscire.
Sono totalmente abbattuto per questa situazione.
Alcuni dei miei figli che vivevano con me sono partiti. Altri erano già andati via prima che il Muro fosse costruito, perché non potevano costruire delle case sulla nostra terra che è nel settore C.
Altri come Marzuq, che viveva con me, ha abbandonato la casa in ragione delle continue manifestazioni in prossimità della nostra abitazione e dell’assillo dei soldati.
Nel passato, la mia famiglia si ritrovava nella mia casa per mangiare insieme e per passare il tempo e i bambini giocavano. Ora ci siamo persi.
Solo, mio figlio Taysir e la sua sposa e due miei nipoti che si sposeranno presto, restano in casa.
Nel passato, in questo periodo, fertilizzavo la terra, poi, due mesi dopo, seminavo grano e orzo e facevo pascolare il bestiame. Quest’anno non ho potuto fare niente di tutto ciò.
Non solamente la barriera ha deteriorato la nostra vita, ma ha ugualmente distrutto la nostra intimità. L’esercito ha installato delle telecamere per sorvegliare la barriera. Queste camere riprendono tutto ciò che succede, ogni singolo movimento, mio e della mia famiglia.
Se la notte devo andare al bagno –che è esterno all’abitazione- una pattuglia dell’esercito viene a verificare ciò che succede.
Circa un mese fa, ho dimenticato un sacchetto di grano accanto alla barriera. Le jeeps dell’esercito hanno fatto irruzione in casa mia alle 20h30 e i soldati mi hanno obbligato a uscire di casa per andare a verificare cosa fosse contenuto in quel sacco.
La nostra vita è diventata un inferno. Mi sento umiliato e impotente”.