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09/05/2009
Nei giorni scorsi alcune trasmissione radiofoniche hanno approfondito importanti tematiche in merito alla morte di Bassem Abu Rahma, il manifestante palestinese ucciso da un candelotto lacrimogeno sparato dall’esercito israeliano a Bil’in, e alla Quarta Conferenza sulla resistenza popolare nonviolenta, svoltasi sempre a Bil’in dal 22 al 24 aprile 2009.
09/05/2009
[PNN] Sempre creativi, i manifestanti indossavano delle mascherine contro una « malattia » che li affligge da 61 anni : quella dell’occupazione israeliana che ha causato la morte di migliaia di palestinesi, il ferimento di centinaia di migliaia, la carcerazione di milioni di persone e ha creato l’assedio a Gaza e il Muro in Cisgiordania.
29/04/2009
[Guardian] Tutto è iniziato con una grande marcia, dopo la preghiera del venerdì in moschea. I palestinesi erano circondati da decine di stranieri che cantavano e sventolavano le loro bandiere. Il corteo si è diretto prima verso gli ulivi e poi ha preso la strada stretta che conduce alla barriera eretta da Israele. Là, dietro un bunker di cemento sulla cima della collina, i soldati israeliani li osservavano.
La folla si è avvicinata alla barriera e un uomo ha fatto volare un aquilone, della forma di un aereo. « Questa è zona militare chiusa », ha gridato un soldato israeliano in un arabo impeccabile. « Non siete autorizzati ad avvicinarvi al Muro ». Poi hanno iniziato a sparare salve di gas lacrimogeno.
26/04/2009
[IL Manifesto] Le corone di fiori adornano la tomba di Basem Abu Rahma, strappato alla vita il 17 aprile da un candelotto lacrimogeno sparato da distanza ravvicinata da un soldato israeliano che lo ha colpito all’addome. Eppure l’altro ieri Basem era ugualmente presente alla marcia di protesta contro il muro della gente di Bilin, un appuntamento al quale non aveva mai mancato in questi anni. Non tanto sulle magliette con la sua immagine indossate un po’ da tutti i manifestanti, quanto nei cuori di coloro che, due giorni fa, hanno voluto dire che la sua uccisione non fermerà ma invece darà più forza alla lotta non violenta e popolare che questo villaggio della Cisgiordania porta avanti da oltre tre anni, coinvolgendo centinaia di attivisti internazionali e israeliani. “Tornate indietro, è un’area militare, non avvicinatevi alla recinzione” urlava in continuazione in lingua araba, con un megafono, un soldato druso israeliano provando a tenere a distanza il corteo. Niente da fare. E a ben poco è servito l’urlo insopportabile di una sirena azionata dai soldati. Nessuno è arretrato perché dall’altra parte della recinzione, del muro, ci sono le terre coltivabili di Bilin confiscate dagli israeliani e, davanti, sulla collina a poche centinaia di metri, l’insediamento colonico israeliano che su quelle terre progetta la sua espansione.
25/04/2009
[PNN] Questo mercoledì a Bil’in, per la prima giornata della Conferenza internazionale sulla resistenza nonviolenta in Palestina, il deputato comunista Jean Claude Lefort ha fatto un intervento quanto meno vivace sul conflitto israelo-palestinese. “Sono stato offensivo, ma di fronte a tanta ingiustizia, non ho potuto fare altrimenti’’. Dal prigioniero Salah Hamouri al ruolo della comunità internazionale, il deputato ha dimostrato un totale rifiuto per l’uso del politichese.