A Bil'in, i manifestanti ricordano al mondo l'olocausto e la sua promessa

09/01/2009

del Comitato Popolare di Bil’in

Oggi venerdì 9 gennaio, gli abitanti di Bil’in, dopo la preghiera del venerdì, si sono radunati con gli attivisti internazionali e israeliani per protestare contro la guerra a Gaza, la costruzione delle colonie e del Muro. I manifestanti hanno sventolato bandiere palestinesi e venezuelane, ringraziando il paese sudamericano per l’espulsione dell’ambasciatore israeliano.

I manifestanti indossavano abiti simili a quelli degli ebrei nei campi di concentramento fascista durante la Seconda Guerra mondiale e mostravano dei piccoli tagli gialli riportanti la parola « Gaza » per simboleggiare la stella di David degli ebrei.

Questo messaggio ha voluto ricordare al mondo l’olocausto nazista e la promessa fatta dalla comunità internazionale di non permettere mai più il ripetersi di una tragedia simile. Purtroppo questa promessa è stata spezzata dalle stesse persone i cui antenati furono vittime dell’olocausto.

Il comitato popolare e gli abitanti di Bil’in hanno condannato con forza la guerra israeliana contro Gaza che obbliga i palestinesi a subire un’altra Nakba. Il mondo è rimasto in silenzio di fronte alle distruzioni e alla morte di questa guerra.

La situazione di Gaza è orribile: le infrastrutture sono state distrutte e i prodotti vitali sono rari o inesistenti. Circa un milione di persone vive isolato e subisce un assedio crudele senza il minimo rispetto per i diritti umani.

Come sempre, i manifestanti hanno sfilato perle strade del villaggio e si sono diretti verso il Muro, cantando slogan e chiedendo la fine della guerra a Gaza. Quando il corteo è giunto nei pressi del Muro, l’esercito ha risposto all’azione nonviolenta sparando gas lacrimogeni e provocando problemi a molti manifestanti.

L’esercito ha anche sparato proiettili di gomma-acciaio e quattro persone sono state ferite, tra cui un fotografo di Al-Jazeera International e i bambini Nashmi Aburahma, Yase Ashal e Mahmud Yasen.

I soldati hanno poi arrestato cinque persone: Muhammed Khatib, membro del Comitato Popolare, Ashraf Abu Rahma, Samer Ataya, e due militanti israeliani, Gur e suo figlio.