Bil’in manifesta contro la campagna di intimidazione e di arrestati di Israele

15/08/2009

Fonte : ISM

Centinaia di palestinesi, israeliani, spagnoli e francesi e altri partigiani hanno risposto oggi all’appello del Comitato popolare che ha chiesto di resistere al Muro e di esprimere solidarietà ai prigionieri di Bil’in.

Come ogni settimana, i manifestanti hanno lasciato il villaggio di Bil’in dopo le preghiere della mattina e hanno marciato verso il Muro che si frappone tra Bil’in e le sue terre. Alcuni soldati israeliani hanno utilizzato una notevole quantità di gas lacrimogeno e anche la macchina « Canon », che spara 30 candelotti in un colpo solo.

I soldati hanno anche tentato di utilizzare « Skunk », un’arma che spara del liquido nauseabondo che impregna la pelle e i vestiti per giorni, ma la macchina « Skunk » ha mal funzionato.

Cinque anni dopo l’inizio della lotta contro il Muro e le colonie, l’esercito israeliano cerca ancora di distruggere la resistenza popolare nonviolenta. Con oltre 1300 feriti durante le manifestazioni, le Forze di Occupazione Sioniste hanno anche ucciso un abitante di Bil’in Basem Abu Rahmah, il 17 aprile 2009, sparandogli da oltre 30 metri un colpo in petto.

Nuovi prigionieri a Bil’in

L’ultima ondata di arresti e di raid notturni nel villaggio di Bil’in è iniziata il 23 giugno 2009. Da quel giorno, le Forze d’Occupazione Sioniste hanno arrestato 25 persone (la maggior parte ha meno di 18 anni). 18 di questi 25 sono ancora detenuti. A seguito degli interrogatori e delle misure di intimidazione di Israele, due dei giovani arrestati hanno « confessato » che il Comitato Popolare di Bil’in chiedeva ai manifestanti di lanciare pietre.

Con tali confessioni, le forze sioniste hanno proceduto all’arresto dei leader della comunità, fra cui Adeeb Abu Rahme e Mohammad Khatib.

Adeeb è stato carcerato durante una manifestazione nonviolenta il 10 luglio. I due uomini sono accusati di « attentare alla sicurezza della regione ».

Durante un’udienza davanti al tribunale militare giovedì 13 agosto, l’accusa ha chiesto che Mohammad Khatib rimanga in prigione fino alla fine della procedura giudiziaria contro di lui, un processo che potrebbe durare più di un anno. La prova presentata contro di lui dall’accusa è una foto di Mohammad che getta pietre nel corso di una manifestazione.

L’accusa ha sostenuto questa affermazione utilizzando una « confessione » di uno dei giovani di Bil’in, ancora sotto custodia israeliana, che ha identificato in Mohammad Khatib il soggetto della foto. Quando l’avvocato di Khatib, Gabi Laski, ha interrogato in merito alla foto, gli è stato detto che la foto era stata scattata nell’ottobre 2008. Laski ha in seguito presentato al giudice il passaporto di Mohammad, che dimostra che il suo assistito era in Nuova Caledonia in quei giorni.

Molti partigiani israeliani hanno testimoniato durante questa udienza.

All’udienza erano presenti Dove Haneen, il deputato di Knesset, membro del Fronte Democratico per la Pace e l’Uguaglianza; Uri Avnery, il leader di Gush Shalom (un gruppo pacifista) e Arc Asher, il leader di Rapanem, il Movimento per i Diritti dell’Uomo. Altri partigiani israeliani e internazionali hanno tenuto una veglia all’esterno della prigione.

Una decisione per il caso di Mohammad Khatib, Yassin Abdullah e Mustafa Khatib, sarà presa il prossimo 16 agosto. Per il resto, il tribunale ha ordinato che Issa Abu Rahma e i due fratelli e Muhammad Khalid Shaukat Khatibhas restino in carcere senza cauzione fino alla fine della procedura giudiziaria contro di loro.