22/03/2008
Fonte: ISM
Blake Murphy, un attivista americano di Bedford (Ma, Usa) che lavorava in Cisgiordania, è stato pestato e arrestato dall’esercito e dalle forze di polizia israeliane il 14 marzo scorso. Ha dovuto affrontare una serie di accuse evidentemente false da parte delle autorità israeliane in ragione del suo impegno a sostegno della resistenza nonviolenta all’occupazione della Palestina. Infine, dopo una settimana di detenzione, è stato espulso verso gli Stati Uniti. Durante la sua reclusione, i suoi diritti giuridici sono stati calpestati dalle autorità israeliane.
Blake è stato arrestato mentre partecipava alla manifestazione settimanale di Bil’in, laddove il Muro di separazione annette una grande parte delle terre del villaggio destinate all’agricoltura. Blake è stato aggredito e spruzzato con gas al pepe prima di essere arrestato. In seguito, è stato pestato e insultato dai soldati mentre veniva ammanettato.
Al suo arrivo al centro di detenzione, Blake è stato immediatamente interrogato. La polizia gli ha offerto dell’acqua per pulirsi gli occhi, ma questo non ha fatto altro che peggiorare gli effetti del gas al pepe. Certi giorni non ha avuto che del pane come pasto.
Le sue ferite erano talmente profonde che è stato portato all’ospedale.
Blake è comparso davanti al tribunale il 15 marzo. Il giudice ha prolungato la sua detenzione fino al 18 marzo. Alle 5 di mattina del 18, è stato svegliato e trascinato in tribunale.
Ci è rimasto per tre ore. In seguito gli è stato detto che forse il suo processo non avrebbe avuto luogo e poi è stato rinchiuso in una stanza con altre 15 persone e otto sedie.
Al termine della lunga giornata, gli è stato detto che era stato commesso un errore e che il suo processo non era previsto per quel giorno.
Durante la detenzione, Blake non ha avuto diritto a un traduttore, è comparso davanti al giudice senza che il suo avvocato ne fosse informato ed è stato trascinato in un tribunale per un processo già annullato senza che lui ne sapesse niente.
Blake Murphy ha lavorato per 8 mesi nei territori occupati con l’International Solidarity Movement (ISM) come coordinatore per i media ed era quindi fortemente implicato nel sostenere la resistenza nonviolenta palestinese. Per questo è stato preso di mira dalle autorità israeliane e ha subito trattamenti disumani.