Bloccare la strada dell’Apartheid: alcuni manifestanti palestinesi nonviolenti bloccano la strada 443

25/10/2007

Fonte: Apartheid Masked as Peace

Una manifestazione anti-Apartheid si è svolta oggi sulla frequentatissima strada 443, una delle numerose strade che attraversano le terre palestinesi occupate, ma riservate ai soli israeliani. Le Forze di sicurezza israeliane hanno disperso i manifestanti con l’uso della forza.

Due dei manifestanti, un israeliano e un americano, sono stati arrestati e sono ora detenuti in un posto di polizia israeliana.

Blake Murphy, di Boston, è attualmente minacciato di espulsione.

I manifestanti hanno bloccato l’arteria per più di 15 minuti, organizzando un sit-in di massa al centro della strada e sei manifestanti si sono incatenati. L’azione, avendo avuto luogo a un’ora di punta, ha creato una lunga coda per parecchi chilometri prima che i manifestanti venissero allontanati con la forza.

I manifestanti hanno distribuito un messaggio ai conducenti: “Noi sappiamo cosa significa essere assediati perché facciamo quest’esperienza ogni giorno”.

I numerosi israeliani che si recano regolarmente a Gerusalemme, attraverso la scappatoia della colonia di Modi’in, erano sorpresi, questa mattina, nel trovare la strada bloccata dai manifestanti nonviolenti.

Malgrado le barriere evidenti agli incroci delle strade che portano ai villaggi palestinesi, pochi sanno che la strada 443 è accessibile solo agli israeliani.

I palestinesi non sono autorizzati a circolare sulla strada, nemmeno per i 9,5 chilometri che attraversano la Cisgiordania occupata e costruita su terre confiscate e i cui alberi d’olivo sono stati abbattuti “per il beneficio della popolazione locale”. (vedere l’articolo d’Akiva Eldar su Haaretz La legge israeliana e la strade 443)

L’esercito israeliano afferma che l’interdizione a circolare per i palestinesi è temporanea e riguarda motivi di sicurezza. Ma queste decisioni fanno pensare ad altro.

Al fine di “risarcire” le comunità, l’esercito ha confiscato altre terre ai palestinesi per la creazione di ciò che viene definito “il tessuto sociale” ovvero l’utenza delle strade che costano 177,9 milioni di shekels (circa 44,5 milioni di dollari).

Queste strade canalizzeranno il traffico palestinese nel quadro della rete stradale israeliana attraverso tunnel sotterranei che da un lato collegheranno tra loro le comunità che vivono nei luoghi circostanti e, dall’altro, terranno lontani i palestinesi dalla vista e dallo spirito degli israeliani.

Il gruppo palestinese per i diritti dell’uomo “B’tselem”, stima che l’interdizione della strada 443 imposta ai palestinesi sia basata sulla volontà di Israele di annettere le zone lungo il percorso. B’tselem spiega che se Israele fosse interessato solo alla questione sicurezza -e non all’annessione di territori della regione- potrebbe limitarsi a interdire agli israeliani gli spostamenti in Cisgiordania e, di conseguenza, costruire delle vie di trasporto sicure all’interno del territorio, tra Gerusalemme e Tel Aviv.

La politica di interdizione di circolazione su questa strada non è un caso isolato, ma fa parte di una politica generalizzata. Su 312 chilometri di strade principali in Cisgiordania, i veicoli d’immatricolazione palestinese hanno accessi interdetti o limitati . (vedere la mappa)

La creazione di un regime di “strade vietate” in Cisgiordania ha trasformato il diritto alla libertà di circolazione in un privilegio che dipende dalla nazionalità dell’individuo.

Queste strade e il Muro dell’Apartheid trasformano i settori palestinesi in zone isolate e questa frammentazione è all’origine del declino dell’economia in Cisgiordania.

In un ricorso in appello, l’“Associazione per i diritti civili in Israele” (ACRI) afferma che l’espressione “crimine d’apartheid” si applica a tutte quelle azioni messe in atto per stabilire e mantenere il dominio di un gruppo su un altro al fine di opprimerlo sistematicamente. ACRI stima che una politica di discriminazione sistematica, condivisa e accettata verso la popolazione palestinese, costituisce una pratica dell’Apartheid secondo la definizione della Convenzione Internazionale sull’eliminazione e la repressione del crimine d’Apartheid. Una netta differenziazione fra palestinesi e israeliani in Cisgiordania riguarda, ad esempio, l’esistenza di due diversi sistemi giuridici per le due popolazioni.

Mohammed Khatib, il portavoce del “Movimento Anti-Apartheid in Palestina” ha dichiarato: “Israele vuole legittimare l’apartheid. Per noi si tratta della prima di una serie di proteste popolari nonviolente contro il suo sistema”.

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