31/07/2009
Comitato Popolare di Bil’in
Venerdì 31 luglio, durante la manifestazione settimanale contro la costruzione del Muro e la colonizzazione, le Forze di Occupazione israeliano hanno, nuovamente, aperto il fuoco contro i manifestanti, sparando i soliti candelotti lacrimogeni. Molti dei partecipanti hanno dovuto ricorrere alle cure per aver inalato del gas.
Come ogni venerdì da cinque anni a questa parte, gli abitanti di Bil’in e gli attivisti israeliani e internazionali hanno partecipato alla manifestazione settimanale chiedendo la fine dell’occupazione, della confisca delle terre e della costruzione del Muro.
Quando il corteo è giunto nei pressi del cantiere, alcuni militanti hanno cercato di aprire la recinzione che porta verso i terreni confiscati, ma i soldati di Israele hanno sparato un liquido verde composto da scarichi fognari e agenti chimici che hanno provocato il vomito a molti dei manifestanti. Alcuni rapporti menzionano che l’esercito utilizza un prodotto –si tratta nello specifico di acqua colorata- dallo sgradevole odore che impregna tutti i vestiti. Per ovviare a tutto ciò, i manifestanti hanno indossato vestiti di plastica, sacchi al posto dei cappelli, maschere e guanti.
Davanti al cantiere, Ra’fat Salih, capo del Partito Fda, ha preso la parola e ha detto che per i palestinesi ci sarà pace solo quando Israele abbandonerà la sua politica coloniale. Fabio, un militante italiano presente sul posto, ha chiesto la solidarietà di tutto il popolo palestinese. In seguito, Gur, militante dell’organizzazione Gosh Shalom (organizzazione israeliana per la pace), ha chiesto il ritiro immediato dalle terre palestinesi e la restituzione delle stesse ai legittimi proprietari.
Mercoledì scorso si è anche svolta una seconda manifestazione contro i raid notturni e gli arresti da parte dell’esercito occupante. I manifestanti hanno marciato in prossimità della zona militare, scandendo canti e slogan contro l’oppressione israeliana.