01/12/2005
di Mohammed Khatib
Membro del Comitato Popolare di Bil’in contro il muro e il segretario del Consiglio, del suo villaggio
Nel villaggio di Bil’in, vicino Ramallah, viviamo una storia importante ma trascurata. Sebbene gli israeliani si siano ritirati da Gaza, stanno nello stesso tempo espandendo le loro colonie in Cisgiordania. Nella terra del nostro villaggio Israele sta costruendo un nuovo insediamento ed ne sta espandendo altri cinque. Questi insediamenti formeranno una città chiamata Modin Illit, con decine di migliaia di coloni, molti di più di quanti ne sono stati evacuati da Gaza. Questi insediamenti consumano la maggior parte dell’acqua della nostra area. In Cisgiordania continuano le colonie, la costruzione del muro, gli arresti, gli assassinii, l’occupazione.
Un anno fa la Corte Internazionale di Giustizia emise un parere consultivo secondo il quale la costruzione del muro da parte di Israele nei Territori Palestinesi ha violato il diritto internazionale. Oggi, i palestinesi nei villaggi come il nostro stanno lottando per mettere in opera il parere della Corte e fermare la costruzione del muro usando la nonviolenza, ma il mondo ha fatto poco per sostenerci. Bil’in viene strangolata dal muro israeliano. Sebbene il villaggio si trovi a due miglia e mezzo ad est della linea verde, Israele si sta prendendo circa il 60% dei nostri mille acri di terra per poter annettere i sei insediamenti e costruire il muro attorno ad essi. Questa terra per noi è anche denaro, la lavoriamo. I 1600 residenti di Bil’in dipendono dalla coltivazione e raccolto delle olive per la sopravvivenza. Il muro trasformerà Bil’in in una prigione a cielo aperto, come Gaza.
Dopo che la Corte israeliana ha respinto il nostro appello per impedire la costruzione del muro, noi, insieme con israeliani e persone di altri paesi del mondo, abbiamo cominciato a protestare pacificamente contro la confisca delle nostre terre. Abbiamo scelto di resistere con la nonviolenza perché siamo gente che ama la pace, noi che siamo vittime dell’occupazione. Abbiamo aperto le nostre case agli israeliani che si sono uniti a noi. Sono diventati i nostri partner nella lotta. Insieme abbiamo mandato un messaggio forte, che possiamo coesistere in pace e sicurezza. Diamo il benvenuto a tutti coloro che vengono da noi come ospiti e che lavorano per la pace e la giustizia per entrambi i popoli, ma resisteremo contro chiunque venga da occupante.
Da febbraio 2005 abbiamo organizzato più di 90 manifestazioni pacifiche. Abbiamo imparato dall’esperienza e dai consigli dei villaggi come Budrus e Biddu, che hanno resistito in modo nonviolento al muro. I palestinesi di altre zone adesso chiamano la gente di Bil’in i "Gandhi palestinesi".
Le nostre manifestazioni hanno l’obiettivo di fermare i bulldozer che distruggono la nostra terra e di mandare un forte messaggio sull’impatto del muro. Ci siamo incatenati agli alberi di olivo che erano stati sradicati per costruire il muro, per dimostrare che prendendo le vite degli alberi, portavano via la vita del villaggio. Abbiamo distribuito lettere chiedendo ai soldati di pensarci prima di sparare su di noi, spiegando che non siamo contro il popolo israeliano ma contro la costruzione del muro sulla nostra terra. Ci rifiutiamo di farci strangolare in silenzio dal muro. In una famosa breve storia palestinese, "Uomini sotto il sole" dei lavoratori palestinesi soffocano all’interno di un camion. Scoprendoli, l’autista urla: "Perché non avete bussato sulle fiancate del camion?" Noi stiamo bussando, noi stiamo gridando!
Di fronte alla nostra resistenza pacifica, i soldati israeliani attaccano le nostre proteste con gas lacrimogeni, proiettili di acciaio ricoperti di gomma, munizioni e hanno ferito più di 400 abitanti del villaggio. Hanno invaso il villaggio di notte, entrando nelle case, spingendone fuori le famiglie e arrestando gente.
Ma un anno dopo il parere della Corte di Giustizia, la costruzione del muro sulla terra palestinese continua. Dietro lo schermo di fumo del ritiro da Gaza, la vera storia è il tentativo di Israele di prendere il controllo della Ciosgiordania costruendo il muro illegale e le colonie che minacciano di distruggere decine di villaggi come Bil’in ed ogni speranza di pace. Bil’in bussa, Bil’in grida. Per favore resistete con noi così che possiamo ottenere la nostra libertà con mezzi pacifici.
Partecipate alla Conferenza Internazionale che si terrà a Bilin il 20 e 21 febbraio 2006.