Conferenza di Mohamed Khatib (Parigi, 7 giugno 2006)

14/06/2006

Fonte: AFPS

Il Comitato Popolare del Villaggio di Bil’in si batte dal febbraio 2005 contro la costruzione di un Muro di 1,6 km che implica l’annessione del 60% delle terre del villaggio (abitazioni comprese) e permette di ingrandire la colonia di Modin Illit, illegalmente installata.

Questa lotta è esemplare:

  • per il suo spirito e le sue modalità di azione: lotta di massa nonviolenta che riunisce tutta la popolazione, gli Israeliani per la pace e gli internazionali;
  • per il modo in cui è condotta: per tappe progressive, sempre più ambiziose, che richiedono l’appoggio mediatico e un forte sostegno giuridico.

La prima tappa è stata quindi la costituzione, all’inizio del 2005, di un Comitato Popolare del Villaggio contro l’occupazione e il furto delle terre. Il messaggio della lotte di questo comitato è stato chiaro da subito: “noi ci battiamo pacificamente per fare rispettare i nostri diritti e non contro gli israeliani!”

La seconda ha mostrato concretamente ai media israeliani e internazionali la realtà dell’oppressione quotidiana imposta a un villaggio palestinese: annessioni di terre, furto degli ulivi (spesso rivenduti in Israele!), violenza fisica senza ritegno nel nome della “sicurezza” per l’estensione della colonia. L’obiettivo di questa fase era di fare cadere l’argomentazione della sicurezza regolarmente utilizzata da Israele per giustificare tutte queste azioni. La repressione è in effetti particolarmente dura: le modalità di azione pacifica –incatenarsi agli ulivi minacciati, installarsi in barili che bloccano il passaggio dei bulldozers… etc- espone fortemente i manifestanti, compresi i militanti pacifisti. A oggi, Bil’in conta 500 feriti in un villaggio di soli 1600 abitanti ! Mostrando questa oppressione/repressione, il comitato palesa di fatto da che parte sta la legge.

La terza tappa, lanciata il 21 dicembre 2005, è estremamente importante: si tratta di recuperare le terre già annesse! Gli abitanti ci installano delle caravane, poi delle capanne sapendo che il diritto israeliano considera come indistruttibile ogni costruzione dotata di una finestra e di un tetto! In questo modo si è anche riusciti a “recuperare”, simbolicamente, una parte delle terre rubate. Parallelamente, difeso da avvocati israeliani, Michael Sfar (con “La Paix Maintenant”) e Tamar Pelleg, il comitato di Bil’in si è presentato davanti alla Alta Corte di Giustizia israeliana basandosi proprio sulla legislazione dell’occupante. Questa legislazione lascia libertà ai coloni israeliani di installarsi sulle terre palestinesi, prima con delle caravane, poi nelle case, (praticando la politica del fatto compiuto). Bil’in difende quindi le sue terre adottando lo stesso principio. Gli avvocati hanno ugualmente scoperto che tutto, nella colonia, era stato costruito senza permesso e hanno ottenuto l’interdizione per tutte le nuove costruzioni. Per contro, la Corte non ha ancora sentenziato sulla questione di fondo, cioè sul diritto di costruzione di questa colonia sulla terra palestinese.

Si segnala che queste azioni hanno permesso di evidenziare la corruzione legata a queste pratiche. L’amministrazione “civile” israeliana (che è “militare” nei territori occupati) è complice dei promotori israeliani che ottengono a basso costo le terre dichiarate acquistate ai palestinesi dall’amministrazione (operazioni di acquisto di cui non v’è traccia); i promotori le rivendono, in seguito, ai coloni con un buon vantaggio economico. Quest’ultimo punto è stato oggetto di un articolo su Haaretz e ha creato uno scandalo in Israele. In caso di successo, questa colonia potrebbe essere ufficialmente dichiarata illegale quindi illegittima di fronte alla legge, contrariamente al caso di numerosa altre colonie.

Da notare, la differenza tra il diritto che regola i coloni da un lato, e quello che vale per i palestinesi. I primi beneficiano della legge civile giordana (eh sì, loro sì che sono in Cisgiordania!) che stabilisce che il proprietario della terra, possieda la casa che vi è sopra costruita; per contro, i palestinesi sono sottomessi alla forza della legge militare israeliana.

Ora, il comitato popolare stabilisce una nuova fase con una presenza più importante dall’altro lato del Muro di annessione. Nel corso di questa fase, il comitato avrà più che mai bisogno della presenza degli internazionali in loco.

Il villaggio si dota anche di un comitato di sviluppo per difendere gli abitanti strangolati economicamente da Israele (come tutti i palestinesi) a causa di: furto delle terre, confisca delle tasse legate agli scambi commerciali con l’estero (50 milioni di dollari al mese), ostacoli agli spostamenti di uomini e merci all’interno dei territori occupati -progressivamente trasformati in bantustan-, impossibilità di andare a lavorare in Israele, etc, etc. I progetti di sviluppo in corso riguardano l’apicoltura, l’acquisto di une pressa per l’olio d’oliva, la costruzione di una saponeria. Ma, per realizzare questi progetti, il villaggio avrà bisogno di enormi aiuti finanziari.

Mr Stéphane Hessel interviene per sottolineare il carattere esemplare della resistenza a Bil’in nel suo spirito di lotta nonviolenta, di giustizia, di intelligenza politica. Ma egli nota che le sua riuscita dipende anche dall’esistenza di “richiami” efficaci presso l’opinione internazionale. Propone dunque di creare un comitato di personalità (diplomatici, eletti, etc.) che sosterrebbe ufficialmente il comitato di Bil’in, informerebbe i media, si recherebbe sul posto (Mohamed ricorda che alle manifestazioni settimanali non hanno mai partecipato diplomatici o ministri degli esteri) e agirebbe presso i governi e gli organismi internazionali. In breve, questo comitato di personalità “esporterebbe” la lotta esemplare di Bil’in in tutte le maniere possibili.

Oltre ai bisogni finanziari per i progetti di sviluppo, il comitato deve finire di pagare i suoi debiti: l’avvocato israeliano è costato 17000 euro, e l’AP e alcuni movimenti pacifisti israeliani e internazionali hanno donato il loro contributo ma non è sufficiente.

I militanti sono i benvenuti a Bil’in per manifestare tutti i venerdì sera al fianco del comitato.

Precisiamo infine quanto e come Mohamed abbia saputo rendere tutti partecipi del suo entusiasmo e della sua fede nell’avvenire, coinvolgendo ogni singola persona nel desiderio di lottare per la libertà della Palestina.