19/11/2009
dal Comitato Popolare di Bil’in
Questa mattina, Mohammad Yassine, 19 anni, è stato arrestato da un’unità dell’esercito in borghese. Questo arresto si colloca nel quadro della recente campagna di repressione condotta dall’esercito israeliano che ha per obiettivo la riduzione al silenzio della lotta popolare nel villaggio di Bil’in.
La mattina di giovedì 19 novembre, alcuni soldati in borghese a bordo di una camionetta di tipo Isuzu sono giunti a Bil’in per ricercare dei residenti supposti di avere organizzato e partecipato alle manifestazioni settimanali. Alle 9, i soldati si sono presentati presso il garage dove lavora Yassin il quale è stato picchiato con la madre e il fratello prima di essere arrestato. Yassin, che non aveva riconosciuto i soldati, non si aspettava di essere attaccato e arrestato.
L’utilizzo di unità in borghese dell’esercito israeliano per arrestare delle persone « ricercate », che si supponga partecipino all’organizzazione di manifestazioni popolari, costituisce l’escalation della campagna di arresti condotta dall’esercito contro gli abitanti del villaggio.
Oltre a Yassin, 27 persone sono state arrestate a partire dal 23 giugno 2009. Tra loro, Adeeb Abu Rahma, che da quattro mesi è detenuto, con l’accusa di « incitamento alla violenza », un eufemismo poiché si tratta solo di organizzazione di manifestazioni.
Recentemente, l’avvocato Gaby Lasky, che rappresenta i detenuti di Bil’in, è stato informato del fatto che l’esercito cerca di mettere un termine alle manifestazioni grazie all’utilizzo di procedure giudiziarie contro i manifestanti. Lasky, ha dichiarato che « questo è un esempio flagrante di persecuzione politica attraverso mezzi giuridici, perché le accuse e gli arresti sono effettuati non a fini legali, ma per delle motivazioni politiche. E’ importante ricordarsi che Israele stesso è non curante delle sentenze dell’Alta Corte di Giustizia, che aveva affermato che le manifestazioni erano legali e aveva chiesto di deviare il tracciato del Muro in questo settore già due anni fa. Ma nulla è stato fatto ».
Il segretario del Consiglio del villaggio e membro del Comitato popolare di Bil’in contro il Muro e le colonie, Mohammed Khatib, ha dichiarato che « l’esercito è determinato a distruggere la resistenza popolare, ma noi continueremo a rivendicare i nostri diritti, anche se ora siamo obbligati a farlo dalle celle delle prigioni militari; anche se la Corte israeliana ha deciso che il Muro sulle nostre terre è illegale e deve essere smantellato. Malgrado ciò, il Muro non è stato spostato e l’esercito ci imprigiona perché lottiamo per la nostra sopravvivenza e non rispetta la sua propria legge ».