La criminalizzazione della lotta popolare continua : Abdallah Abu Rahmah condannato

21/07/2010

Fonte : Popular Struggle Coordination Committee

Il primo processo ad Abdallah Abu Rahmah, iniziato nel 2005, è terminato ieri con la sua condanna a due mesi di prigione e sei mesi con la condizionale per avere participato e organizzato delle manifestazioni e per avere marciato per le strade del suo villaggio durante un coprifuoco imposto, al fine di impedire una manifestazione. Si attende prossimamente il verdetto per il principale processo di Abu Rahmah per il quale è in prigione da dicembre. L’organizzatore delle manifestazioni a Bil’in, Abdallah Abu Rahmah, è stato condannato a due mesi di prigione e sei mesi con la condizionale dopo un processo di cinque anni per accuse manifestamente legate alla libertà di espressione.

In due capi d’accusa, Abu Rahmah è stato riconosciuto colpevole di « attività contro l’ordine pubblico », perchè aveva partecipato a delle manifestazioni, nonostante l’assenza di prove circa la violenza che avrebbe usato contro le forze di sicurezza.

Abu Rahmah è stato ugualmente ritenuto colpevole di « ostruzione nei confronti di un soldato nell’esercizio del suo dovere », per avere rifiutato di abbandonare un luogo dove si svolgeva una manifestazione ; di « violazione del coprifuoco», per essersi trovato in una strada di fronte alla sua abitazione mentre l’esercito aveva dichiarato Bil’in in coprifuoco per evitare una manifestazione ; e ancora di « incitamento », ovvero di ciò che nel gergo militare è definito come « il tentativo, verbale o di altro genere di influenzare l’opinione pubblica per turbare l’ordine o la pace ».

Abu Rahma è stato ritenuto colpevole di aver incitato altre persone a « […] continuare ad avanzare [sulle loro terre durante una manifestazione a Bil’in], affermando che quelle terre erano di loro proprietà ».

Gaby Lasky, l’avvocato di Abdallah Abu Rahmah ha dichiarato : « Il tribunale militare ha seguito la criminalizzazione delle proteste legittime in Cisgiordania. Abu Rahmah è stato arrestato, perseguito e condannato con la chiara intenzione di inviare il messaggio che la lotta palestinese, anche civica, non sarà tollerata ».

La condanna di ieri fa seguito alla lunga lista di recenti decisioni dei tribunali militari che criminalizzano la protesta palestinese e reprimono la libertà di parola già limitata dei palestinesi stessi.

Queste decisioni fanno parte di una campagne israeliana destinata a mettere fine alla resistenza popolare palestinese all’occupazione nell’insieme dei Territori Occupati.

Uno degli esempi più chiari di questa persecuzione giuridica dei manifestanti riguarda Adeeb Abu Rahmah di Bil’in, che è sempre in carcere, anche dopo aver espiato totalmente la sua pena ridicolmente lunga 12 mesi.

Mohammed Khatib del Comitato Popolare di Bil’in ha dichiarato : « Nel mio villaggio, abbiamo appreso che quando ci battiamo per i nostri diritti, quando raccontiamo ciò che ci viene fatto, possiamo riportare delle vittorie e, in effetti, il tracciato del Muro è stato deviato. Israele cerca di intimidirci, per dissuaderci dal batterci per i nostri diritti. Ma quali altre opzioni abbiamo ? Il Muro e le colonie sulle nostre terre sono costruite in contraddizione con i precetti del diritto internazionale e anche dela legge israeliana. Ma siamo sempre noi a finire in prigione ».