La lotta pacifica palestinese

11/09/2009

Fonte: The Nation

di Mohammed Khatib

Da alcune settimane, in piena notte, decine di soldati israeliani, fanno irruzione nella mia casa. Se solo bussassero, io aprirei loro la porta. Sono stato arrestato. Lamia, mia moglie, è rimasta sola con i nostri quattro bambini. Mio figlio minore Khaled, di tre anni, si è svegliato e ha visto i soldati che arrestavano il suo papà. Da allora non smette di piangere. I nostri figli trascorrono le loro notti tra sgomento e paura.

Molti americani sanno che l’amministrazione Obama ha fatto pressione sul governo israeliano per il congelamento della colonizzazione. Ma ciò che non si dice è che, mentre negozia con gli Stati Uniti, Israele tenta di distruggere il movimento nonviolento palestinese che combatte la colonizzazione e la costruzione del Muro. E il mio arresto ne è la conferma.

Da oltre cinque anni, gli abitanti di Bil’in, ma anche di altri villaggi, manifestano contro il Muro di separazione che ruba le terre ai palestinesi per l’espansione delle colonie. Noi abbiamo preso anche parte alla lotta nei tribunali. La Corte internazionale di Giustizia dell’Aia ha stabilito nel 2004 che il Muro, costruito all’interno delle Cisgiordania, è illegale per il diritto internazionale, come tutte le colonie israeliane. Nel settembre 2007, la Corte suprema israeliana ha deciso che il tracciato del Muro a Bil’in, che ruba il 50% delle nostre terre è illegale secondo la legge israeliana. Ma, a oggi, il tracciato è rimasto invariato.

L’esercito israeliano utilizza armi mortali e sempre maggiore violenza contro i manifestanti e ha anche intensificato gli arresti, in particolare dei membri del Comitato di resistenza. Solo a Bil’in, 29 residenti sono stati arrestati negli corso degli ultimi tre mesi durante i raid militari notturni. La loro detenzione è stata anche prolungata, ma le accuse contro di loro sono senza fondamento. Io sono stato accusato di aver lanciato delle pietre, ma sono stato liberato dietro cauzione dopo che il mio avvocato ha presentato il mio passaporto come prova del fatto che ero all’estero al momento in cui sono accaduti i fatti. Il mio amico, Adeeb Abu-Rahme, 37 anni, padre di nove bambini, è imprigionato da oltre 6 settimane malgrado le accuse contro di lui siano assurde.

Ogni venerdì, nel nostro villaggio, manifestiamo pacificamente di fronte al Muro con i nostri partner israeliani e internazionali e ogni anno organizziamo una conferenza internazionale sulla lotta popolare e nonviolenta. Insieme lottiamo contro l’occupazione. Abbiamo anche sottolineato che non siamo contro i soldati in quanto persone, ma contro la loro posizione di occupanti e le loro azioni repressive.

Diciannove manifestanti sono stati uccisi in tutta la regione dall’esercito durante queste manifestazioni nonviolente. Molti altri sono stati feriti. Qui a Bil’in, di recente abbiamo perduto il nostro amico Bassem Abu Rahme, ucciso dai soldati lo scorso aprile mentre li supplicava di non sparare sui manifestanti.

Perché il governo israeliano ha deciso ora di accrescere la repressione durante le manifestazioni e di distruggere lo spirito dei dirigenti del Comitato popolare ? Forse perché iniziano a rendersi conto che la lotta nonviolenta si estende a tutta la Palestina; forse a causa delle azioni di boicottaggio dei movimenti internazionali contro le imprese e gli uomini d’affari come Lev Leviev implicato nell’economia della colonie; forse perché il nuovo governo americano ha appreso che la costruzione del Muro è un mezzo per annettere le nostre terre e per accrescere le colonie. Forse è per tutto questo che le nostre manifestazioni sono sistematicamente represse.

Le azioni repressive di Israele dimostrano la sua impotenza verso chi lotta attraverso la nonviolenza. Il governo israeliano sembra credere che i palestinesi che lottano con gli attivisti israeliani mettano in pericolo l’occupazione e che la demolizione del Muro potrebbe essere un danno. Ma forse Israele teme più di tutto la possibilità della creazione di una società fondata sulla giustizia e l’uguaglianza.

Mohammed Khatib è il segretario del Consiglio municipale di Bil’in e membro eminente del Comitato popolare contro il Muro e la colonizzazione.