01/12/2008
di Abdullah Abu Rahme, Coordinatore del Comitato Popolare di Bil’in
Imad Mohammed Yassin Burnat, di 36 anni, giovane padre di 4 bambini, è entrato a far parte del Comitato Popolare Contro il Muro a Bil’in da quando i bulldozers israeliani hanno cominciato a distruggere le terre di Bil’in. E’ stato il primo a essere ferito dall’esercito durante le manifestazioni per la resistenza.
E’ stato scelto tra i suoi colleghi come cineasta del Comitato per sorvegliare e documentare la violenza, la brutalità e la repressione dei soldati dell’occupazione.
Durante il primo anno di lotta contro il Muro a Bil’in, l’esercito israeliano ha cercato di utilizzare vari metodi per scoraggiare i manifestanti a continuare la loro resistenza. Ciò ha incluso dei raid notturni nel villaggio, durante i quali i soldati entrano nelle case dei militanti, lanciano granate, ammanettano i giovani, li torturano e li arrestano.
Imad, i suoi colleghi e un gruppo di pacifisti internazionali che vivono nel villaggio, hanno cominciato a documentare le attività dei soldati con l’intenzione di perseguirli legalmente. Ciò ha incoraggiato le genti del villaggio, aumentato la loro audacia e la loro determinazione. Anche i soldati hanno cambiato atteggiamento per paura di essere processati.
Imad ha partecipato a tutte le manifestazioni di Bil’in con la sua videocamera per evidenziare tutte le violazioni dei soldati nei confronti dei manifestanti con la sua determinazione e la sua creatività. Ha spesso ripetuto « Amici miei, non abbiate paura, questa videocamera è il vostro guardiano ».
Imad ha anche utilizzato la camera come testimone per numerosi casi davanti ai tribunali israeliani. Molti abitanti dei villaggi sono stati arrestati durante le manifestazioni e, come d’abitudine, creduti sulla parola. Le immagini di Imad e dei suoi colleghi hanno svelato le bugie di questi soldati.
I manifestanti sono stati spesso arrestati per aver gettato delle pietre, attaccato dei soldati o tentato di prendere le loro armi. I soldati fanno queste dichiarazioni davanti ai tribunali, ma i filmati dimostrano spesso il contrario.
Alcuni sodati israeliani hanno ammesso che i loro superiori li obbligano alla falsa testimonianza. Per l’altro verso, ci sono molti manifestanti che sono stati feriti pur non costituendo minaccia per i soldati.
Dal canto suo, l’esercito è cosciente dei rischi che la videocamera offre alla loro azione perchè non c’è un raid che Imad non abbia registrato, nonostante sia stato ferito innumerevoli volte.
Nell’ottobre 2006, mentre documentava un’invasione israeliana del villaggio, è stato addirittura arrestato e condannato a un mese di prigione e a due mesi di sorveglianza fuori da Bil’in, ma quando è stato liberato ha ripreso la sua personale forma di resistenza.
Un anno fa, un soldato gli ha sparatò contro un proiettile di gomma e acciaio rompendo la macchina da presa. Il proiettile è ancora lì a testimoniare che anche la stampa e i giornalisti sono presi di mira.
Imad ha passato anche intere giornate a filmare i comportamenti dei coloni e contemporaneamente incoraggiare i contadini a lavorare le loro terre.
Il primo giorno di quest’anno, un gruppo di coloni ha portato delle case-mobili sulle terre di Bil’in e Imad è arrivato pochi istanti dopo con un gruppo di giovani e la sua videocamera.
I coloni sono giunti durante la notte e Imad ha subito filmato ciò che stava accadendo. Poco dopo, i coloni hanno aggredito Imad e la sua troupe che sono stati portati all’ospedale per accertamenti.
Per il suo impegno, Imad è stato insignito, assieme ad altri membri del Comitato Popolare, del Premio Carl von Ossietzky. Avrebbe dovuto ritirare questo premio, conferitogli dall’Assemblea mondiale per i Diritti umani in Germania, il 17 dicembre 2008. Motivazione: la difesa dei diritti dell’uomo.
Ma poi, sabato 22 novembre, Imad è uscito di casa per recarsi, come d’abitudine, al suo avamposto, dietro il Muro. Aveva con sè i suoi figli Taky Eddin (8 anni) e Gabriel (5 anni). Dopo aver ricevuto molte visite, Imad è tornato a casa sul suo trattore con i figli e l’amico Haitham.
Nel passare dalla prima alla seconda porta militare, Imad ha perso il controllo del trattore e ha urtato il Muro ferendosi gravemente (emorragia interna) ed è stato sottoposto a molte operazioni chirurgiche alla milza e ai polmoni. E’ tutt’ora grave.
Prima della costruzione del Muro, la strada che conduceva al villaggio era facilmente percorribile. La costruzione del Muro ha creato forti pendenze e obbliga i passanti a fare nuovi pericolosi percorsi che incrociano anche i checkpoint.
Nell’aprile 2006, lo acque sorgenti che scorrono a valle si sono bloccate dietro il Muro creando una specie di lago nel quale è annegato Iyad Taha (27 anni) del villaggio di Beit Anan.
Quante altre tragedie devono ancora accadere?
Il Comitato Popolare Contro il Muro di Bil’in è sempre stato cosciente delle tragedie che il Muro avrebbe provocato e ritiene l’occupante responsabile di tutto ciò.