Militanti palestinesi, internazionali e israeliani tentano di riappropriarsi di un avamposto coloniale

25/04/2008

Fonte : ISM

Il 24 aprile, circa 40 militanti tra palestinesi, internazionali e israeliani hanno occupato un avamposto coloniale all’interno di una base abbandonata dall’esercito israeliano nella regione di Ramallah, per protestare contro le costruzioni illegali nei territori palestinesi.

Dopo essere stati aggrediti sia dall’esercito israeliano che dai coloni armati, due militanti, Adeeb Rahme e Neta Golan, sono stati trattenuti con violenza nel luogo e liberati durante la giornata.

I militanti hanno rimosso la barriera posta sulla strada che collega Ramallah al villaggio di Ein Kinia, prima di occupare l’avamposto. Poi hanno tolto la bandiera israeliana che sventolava sull’avamposto e l’hanno sostituita con quella palestinese. L’esercito israeliano è giunto sul luogo e ha sparato proiettili di gomma-acciaio verso coloro che protestavano, prima che si producesse una breve pausa negli scontri.

Successivamente, la macchina di un giornalista è stata colpita da un proiettile mentre i manifestanti tentavano di proteggersi dall’aggressione.

In seguito, l’esercito israeliano ha dichiarato il luogo “Zona militare chiusa”, (essendo già stato trasformato in una sinagoga) e ha obbligato i militanti ad abbandonarlo e a dirigersi verso una collina vicina trattenendo solo Adeeb Abu Rahme e Neta Golan. Contemporaneamente, è giunto un bulldozer e ha riposizionato la barriera prima che i coloni armati tornassero rapidamente sul luogo, si ricompattassero e gettassero pietre verso i militanti.

L’esercito israeliano ha arrestato i due militanti perché -secondo la sua versione- si trovavano all’interno della “Zona militare chiusa”, ma alcuna azione è stata intrapresa contro i coloni che stazionano stabilmente in quello stesso luogo.

I coloni sono rimasti sul posto mentre tutti i manifestanti sono stati obbligati a partire.

Foto