18/08/2009
Comitato Popolare di Bil’in
Martedì 18 agosto 2009: Mohammad Khatib, membro del Comitato popolare, è stato liberato con la condizione di presentarsi al posto di blocco militare israeliano tutti i venerdì, prima delle 17, fino al termine del suo processo.
Secondo Mohammad : "le autorità israeliane temono che il modello di resistenza popolare nonviolenta si estenda. Hanno focalizzato la loro attenzione sul Comitato per tentare di distruggere la resistenza, ma non possono distruggere lo spirito delle manifestazioni di Bil’in arrestandone i partecipanti. Il villaggio fa esercizio della resistenza nonviolenta e l’esercito dovrà arrestare tutto il villaggio per impedire la protesta contro l’occupazione e il furto delle terre. E quando usciremo di prigione, continueremo la nostra lotta".
Un altro leader del Comitato popolare, Adeeb Abu Rahme è ancora in stato di arresto dal 10 luglio. La nuova ondata di arresti e raid notturni nel villaggio sono iniziati il 23 giugno 2009. I due membri del Comitato Adib Abu Rahme e Mohammad Khatib sono accusati di incitare « al deterioramento della zona di sicurezza ».
Fino ad oggi, le forze israeliane hanno arrestato 26 persone (la maggior parte al di sotto del 18 anni). L’ultimo arresto ha avuto luogo il 15 agosto scorso vicono al Muro e si tratta di Nashmi Mohammad Ibrahim Abu Rahma (14 anni). Ciò fa salire a 19 il numero dei detenuti.
Grazie alle pratiche di interrogatorio e intimidazioni, alcuni ragazzi arrestati hanno "confessato" che il Comitato incita i manifestanti a lanciare pietre e l’esercito ha iniziato a prenderne di mira i membri. L’accusa aveva anche presentato un dossier in cui c’era una fotografia che immortalava Mohammed Khatib mentre lanciava pietre. Ma questo tentativo è fallito quando Gabi Laski, avvocato di Mohammad, ha dimostrato l’impossibilita che il soggetto ritratto fosse il suo cliente poichè al momento dei fatti contestati era all’estero.
Il villaggio palestinese di Bil’in è diventato un simbolo di lotta popolare in tutto il mondo. Da 5 anni, i suoi abitanti si sono battuti contro l’esproprio di oltre il 50 % delle proprie terre agricole.
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