Quattro feriti e decine di manifestanti intossicati durante la manifestazione settimanale

16/10/2009

Come ogni venerdì dopo la preghiera, gli abitanti di Bil’in, accompagnati dai militanti israeliani e internazionali, hanno manifestato. Alla manifestazione si sono aggiunti anche dei gruppi di francesi e norvegesi, solidali alla nostra lotta. I manifestanti hanno brandito delle bandiere palestinesi chiedendo la restituzione delle terre agricole, la fine della costruzione del Muro, della colonizzazione, della confisca delle terre palestinesi, degli attacchi contro i luoghi sacri islamici a Gerusalemme, la soppressione dei check point, delle barriere e la liberazione dei detenuti palestinesi.

La manifestazione di oggi, orchestrata dal Comitato Popolare, ha riunito numerosi partecipanti e si è rivelata molto creativa e simbolica.

Il corteo è partito dal villaggio. Alcuni slogan scanditi hanno condannato la politica di occupazione e chiesto l’unità nazionale per la resistenza popolare. I manifestanti si erano muniti di scale e di altri strumenti utili per la raccolta delle olive. Una volta giunti alla barriera del cantiere del Muro dell’apartheid, hanno provato ad accedervi per avvicinarsi alle loro terre. I soldati hanno risposto sparando bombe lacrimogene. Il bilancio è di quattro feriti: un giornalista che ha preferito mantenere l’anonimato, il militante francese Martine Bogho e due abitanti del villaggio, Abdullah Alrwashda e Jaber Abu Rahma. Decine di altri manifestanti sono stati curati a causa delle inalazioni di gas.

Oggi il Comitato Popolare ha costruito una grande bilancia, simbolo di giustizia che è stata utilizzata in questo modo : i due piatti rappresentavano la giustizia a due velocità, il più pesante Israele, il più leggero la Palestina. Tutto ciò per dire che la Corte di Giustizia non è equa. In effetti, Israele non rispetta le decisioni internazionali (come tutte le risoluzioni dell’Onu, per esempio).

Il Comitato Popolare ha ricordato che gli abitanti di Bil’in vogliono ottenere giustizia. Israele ha rubato il 60% delle terre del villaggio per costruire delle colonie illegali. Due imprese canadesi (Green Park International e Green Mount International) costruiscono queste colonie. Bil’in le ha perseguite legalmente portandole davanti alla Corte canadese di giustizia, ma l’istanza è stata rigettata.

I militanti francesi hanno ugualmente realizzato un’azione creativa, brandendo i disegni di otto personaggi, ciascuno con un ramo di ulivo in mano. Sei di loro avevano bandiere palestinesi; i due personaggi al centro erano bianchi, emblema di pace. Sul corpo era scritto "Stop the Wall / Halte à l’occupation » e sui ogni volto le parole pace (salam, shalom). La delegazione francese ha riaffermato la propria solidarietà alla resistenza del villaggio.

Inoltre, il Comitato Popolare ha condannato la minaccia dell’esercito israeliano verso gli agricoltori di Nablus di infliggere un’ammenda di 6000 shekels (1700 $) se faranno appello all’aiuto dei volontari stranieri al fine di raggiungere le zone agricole (delle terre palestinesi) in prossimità delle colonie israeliane. Il Comitato stima che questa decisione è totalmente ingiusta e permette ai coloni di esercitare il terrore sugli agricoltori palestinesi con il sostegno del governo israeliano.

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