Raid notturno a Bil'in: tre case attaccate, fra cui quella di Abdullah Abu Rahma

21/09/2009

dal Comitato Popolare di Bil’in

Verso l’una del mattino, le forze israeliane hanno invaso Bil’in. Sei jeep, provenienti dal cantiere per la costruzione della barriera, sono entrate nel villaggio. Due si sono fermate davanti all’abitazione di Mohammed Ahmed Yasseen (21 anni): i soldati hanno perquisito ogni angolo, anche in casa della madre che abita al piano superiore, ma non hanno trovato nessuno. Le altre quattro jeep si sono poi dirette verso casa di Abdullah Mahmoud Abu Rahma (38 anni), coordinatore del Comitato Popolare e hanno perquisito l’abitazione.

La popolazione, accompagnata dai militanti internazionali e israeliani presenti sul posto, ha protestato e ha chiesto di poter visionare i documenti ufficiali per compiere le perquisizioni, ma i soldati hanno presentato ordini di comparizione alle tre famiglie le cui case erano state perquisite. Questi ordini prescrivevano che agli uomini di recarsi alla prigione di Ofer per rispondere alle domande del Capitano Fo’ad della Shabak. Per la prima volta una richiesta simile era stata scritta e presentata in arabo.

Le forze di invasione sono state particolarmente aggressive da Abdullah Mahmoud Abu Rahma. Hanno lanciato candelotti lacrimogeni e sparato in aria mentre si allontanavano dal villaggio, alle due del mattino. Nessuno è stato arrestato o ferito.

Un avvocato israeliano tenterà di dimostrare che questa lunga serie di arresti notturni è illegale perché alcun avvertimento è stato ricevuto dai palestinesi arrestati e detenuti fino a oggi. Questi ordini di comparizione potrebbero in effetti essere un tentativo dell’esercito israeliano di anticipare un ordine del tribunale che richiede l’emissione di un avviso prima di un potenziale arresto.

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