01/11/2008
Fonte : CCIPPP
La 144esima missione ci porta alla manifestazione di Bil’in. Verso le ore 11, Abdallah ci presenta la situazione del villaggio, ci spiega come il Muro serva per accaparrarsi le terre degli abitanti del villaggio che sono privati di ogni mezzo di sostentamento, ci racconta la storia del comitato popolare e dei principi della nonviolenza e ci illustra le modalità di svolgimento della manifestazione. Il Muro è composto da due reticolati metallici paralleli. Ci sono due porte, una per ogni reticolato, che non sono una di fronte all’altra, in modo che, per attraversare il Muro, è necessario procedere all’interno di un corridoio metallico per qualche centinaio di metri. In generale, i manifestanti riescono a passare oltre la prima porta, ma restano bloccati davanti alla seconda. Abdallah ricorda che bisogna seguire le sue direttive. Innanzitutto mettiamo dell’aglio sotto il naso per attenuare l’effetto dei gas lacrimogeni.
Oltre a gruppi di francesi, belgi, inglesi, italiani, batavi e cechi, e ad un gruppo di musicisti post-hippy americani (Olive Trees Circus), ci sono il vice presidente del Parlamento europeo, Luisa Morgantini e un altro deputato, Chris Davis. Si aggiungono al corteo gli Anarchici israeliani per la pace.
La partenza è fissata per mezzogiorno. Passiamo oltre la prima porta, aperta, sotto lo sguardo di qualche soldato. Avanziamo tranquillamente verso la seconda porta, scandendo slogan in arabo e inglese. Abdallah allunga le gambe sotto il reticolato. I soldati israeliani lanciano granate lacrimogene e bombe assordanti. Ci proteggiamo con il rimedio efficace dell’aglio, ma i soldati israeliani sono aggressivi.
I deputati sono in prima linea. Chris Davis : "You’re breaking international law ! You’re stealing land from these people ! How can this achieve peace ?" ( State violando il diritto internazionale ! Voi volete le terre di questa gente ! Come tutto ciò può favorire la pace ? ) A questo punto, è difficile continuare a seguire i buoni propositi iniziali ( restare uniti, sorvegliare, seguire le istruzioni del coordinatore ). I soldati minacciano di accendere l’elettricità nel reticolato.
Il corteo si divide. Una parte marcia più lontano nel corridoio metallico e discende fino al punto in cui il reticolato è sfondato, dal lato palestinese. Alcuni bambini arrivano dal villaggio e lanciano delle pietre. Gli organizzatori non riescono a fermarli e i bambini ci incoraggiano a raggiungerli. Con l’aiuto degli adulti, i bimbi ingrandiscono un buco nel primo reticolato (versante palestinese) e, intanto, uno di loro, attacca il secondo reticolato (versante israeliano). I lacrimogeni impediscono a questa parte del gruppo di raggiungere l’altra parte. Alcuni ragazzi provano ad attaccare la barriera e i soldati prima li respingono, ma poi prendono posizione sulla barriera e sparano proiettili di gomma-acciaio.
I soldate rientrano e fanno refluire gli altri manifestanti verso la prima porta con l’uso della forza. I parlamentari sono sottoposti allo stesso trattamento, sono spintonati e, alla fine, Chris Davis cade. Alcuni manifestanti sono violentemente malmenati e alcuni restano leggermente feriti.
Piovono granate lacrimogene. Xavier è spintonato. Cat tenta di partecipare al sit-in organizzato da Amine ma deve allontanarsi. José inciampa e cade. Ci si ferma davanti alla seconda porta. I manifestanti non vogliono indietreggiare e i soldati sparano bombe assordanti.
Luisa Morgantini prende di nuovo la parola, davanti alla telecamera di Al Arabiya, con, sullo sfondo, una bandiera europea. Ma per vedere le immagini è necessario comprarle…
In ogni caso Abdallah è soddisfatto della manifestazione, siamo arrivati fino alla seconda porta. Chris Davis è sbalordito e contrariato dalle promesse dei politici occidentali a favore dei palestinesi e, per contro, al totale assoggettamento alle volontà israeliane nei fatti.
L’Europa ha il potere politico ed economico (soft power) di obbligare Israele a ridimensionare la sua politica colonialista, ma non lo fa.
Andiamo verso Nil’in, ma ci sono problemi nell’organizzazione. Il nostro contatto non viene con noi e restiamo isolati. Finalmente, i nostri autisti fanno arrivare Hassan Mussah, responsabile comunicazione del comitato popolare contro il Muro in questo villaggio. La sua accoglienza è molto calorosa. Ci ringrazia per la nostra presenza e ci dice che grazie a noi, si sentono meno soli nella loro lotta. Ci rammenta la situazione del villaggio : 5700 ettari di campo, di cui 4000 persi nel 1948, 800 nel 1967, e 5 colonie stabilitesi. Una strada è costruita tra le colonie, interdetta ai palestinesi, che taglia il villaggio in due. Per attraversarla, sono sottoposti alle decisioni del soldato di turno.
Le terre rubate sono campi di olive e rappresentano il 60% delle fonti di sostentamento per gli abitanti, ma Mussah insiste sul carattere simbolico che l’ulivo ha per il popolo palestinese. Qui il Muro non risponde a logiche di sicurezza per gli israeliani, ma serve solo a sottrarre terre. Poi ci racconta della nascita del Comitato popolare di resistenza nonviolenta e la storia è simile a quella di Bil’in. Ci descrive le rappresaglie israeliane contro i manifestanti pacifici e di come sua nipote sia stata uccisa a 10 anni da un proiettile israeliano durante un corteo composto soprattutto da bambini e anziani.
Ci dice che la nonviolenza è un principio e che non si abbandoneranno mai alla vendetta e all’odio. Israele va contro gli stessi interessi del suo popolo perché la pace è la scelta migliore per tutti. Mussah ci affida una missione importante e ci chiede di testimoniare al nostro ritorno rispetto alla situazione che abbiamo trovato in Palestina in modo che i nostri governanti facciano pressione sul governo israeliano.
Ci separiamo per andare Dayr Istia. La nostra macchina ha una targa israeliana e la loro ha una palestinese. Sono stati fermati al checkpoint e hanno dovuto prendere un’altra strada…
L’autista non conosce bene la strada e attende che il nostro contatto venga a cercarci. A sua “discopla” possiamo dire che i cartelli stradali indicano solo le colonie… Ci offrono un makhlouba. I palestinesi erano già in crisi, ma dopo le elezioni di Hamas e lo stop delle sovvenzioni della comunità internazionale, il livello di vita delle persone si è abbassato.