11/10/2009
Fonte : ISM
di Pete Jones
Ho passato una parte dell’estate in Cisgiordania. All’inizio avevo programmato un soggiorno di tre settimane, ma all’ultimo momento (il giorno in cui era previsto il mio volo), ho cambiato il mio biglietto e ho deciso il rientro per il 24 settembre. Ho quindi vissuto 7 settimane fra i palestinesi.
La prima cosa da notare è il sentimento strano che si avverte in seguito, rientrando in Europa. L’esperienza è stata talmente intensa che ho avuto l’impressione di aver vissuto un sogno o un’allucinazione !
Non racconterò ciò che ho visto. E’ probabile che già conosciate la situazione e non è difficile trovare dei rendiconto su internet. Raccontare episodi di aggressione israeliana non servirebbe a niente; per capire tutto questo, bisognerebbe essere sul posto. E purtroppo non posso dire nulla a proposito di Gaza perché non è stato possibile entrarci.
Ma posso dare un’idea della vita sotto occupazione. Attualmente gli israeliani stanno asfissiando la Palestina e i palestinesi, al punto da farla sparire e lo fanno in modo così sottile che nessuno, al di fuori della Cisgiordania, riesce a capirlo. Nel 2000-2006, c’è stata la seconda Intifada – la resistenza palestinese armata – e, all’epoca, i carri israeliani erano nelle strade arabe ; gli F-16s lanciavano missili sulle città palestinesi e il mondo era sotto shock. Più o meno. Ancora più importante era il fatto che i palestinesi potevano vedere, chiaramente, il loro nemico, lì nei carri armati…
La resistenza è stata distrutta. E da quel momento gli israeliani hanno iniziato a costruire il loro Muro in Cisgiordania. Il tracciato di questo Muro doveva seguire la Linea Verde – il limite del territorio palestinese dalla guerra del 1967. Ma oggi il Muro segue un percorso che annette degli spazi palestinesi enormi ; a Bil’in, dove ho lavorato per 5 settimane, gli israeliani hanno espropriato oltre il 60% della terra appartenente al villaggio.
E su questa terra rubata, gli israeliani hanno costruito delle colonie – e ciò è illegale secondo la legge internazionale in quanto non è possibile trasferire una popolazione civile in un territorio sotto occupazione militare. E’ il-le-ga-le! Oggi, ci sono circa 400.000 coloni in Cisgiordania. Hanno il diritto di portare armi e le usano. Normalmente i coloni sono israeliani estremisti (a Tel-Aviv, per esempio, ho incontrato persone che considerano i coloni completamente pazzi e hanno ragione) ed è abituale trovare gruppi di coloni che sparano contro gruppi di palestinesi o lanciano pietre contro i bambini palestinesi mentre vanno a scuola…
Un’attività che abbiamo svolto a Hebron è stata quella di accompagnare i bambini a scuola perché è molto pericoloso girare senza una presenza internazionale. La situazione a Hebron è incredibile… E’ il solo spazio in cui i coloni e i palestinesi abitano insieme. La tensione è insopportabile e ho visto le atrocità commesse dai coloni. Tre giovani hanno dato dei colpi di cintura a una madre che era con il suo bambino. Abbiamo dovuto chiamare l’esercito per farli allontanare. L’esercito però ha arrestato la palestinese. Al di là delle colonie, gli israeliani stanno classificando tutte le strade e le zone della Cisgiordania. C’è la zona A, la zona B e la zona C. Le zone classificate ‘A’ sono gestite dall’Autorità palestinese e non sono abitate dai Palestinesi. La zona ‘B’ equivale a una regione gestita dall’esercito israeliano e abitata dai palestinesi e la ‘C’ è della colonie. Classificando una regione o una strada come ‘C’, gli israeliani dividono la Palestina in piccoli cantoni. Dicono, per esempio, che hanno trovato delle tombe di ebrei sulla strada principale di una città e, di conseguenza, questa strada è stata classificata come ‘zona C’. Una volta che uno spazio è codificato come ‘C’, nessun palestinese può entrarci. E’ esattamente ciò che accade a Nablous ed Hebron, dove intere zone e quartieri sono interdetti ai palestinesi.
Con le 400.000 colonie già installate sul territorio palestinese, e con le continue riduzioni dello spazio causate da piccoli atti burocratici come la riclassificazione dei territori, gli israeliani rendono impossibile la costituzione di uno Stato palestinese. E questo processo è chiamato « occupazione invisibile » ; non ci sono carri, F-16 o guerre. Ma la vita per i palestinesi diventa perfino impossibile. Questa occupazione invisibile è burocratica : ecco l’ingegno israeliano. Nessuno in Europa si preoccupa della riclassificazione di una strada a Nablous, ma gli effetti per la popolazione sono devastanti : non è possibile andare a scuola, all’Università, nelle botteghe, a trovare i familiari. E, in questa situazione, i palestinesi non riescono a vedere il loro nemico. E’ troppo vago, nebuloso… ed è difficile sostenere la resistenza contro un’occupazione che è burocratica, nascosta. Un problema considerevole è anche la disunione palestinese. La resistenza non ha « un governo ».
E ogni giorno ci sono atti di violenza da parte dei militari israeliani contro i palestinesi, ma siccome non ci sono guerre evidenti, i giornali europei non raccontano alcuna storia. Per esempio, quindici giorni fa, un ragazzo di 14 anni è stato ucciso dall’esercito israeliano. Ne avete sentito parlare ? Si trovava davanti alla sua scuola a Jenin quando è stato travolto da 4 soldati in una jeep. Cosa sarebbe successo se un bambino israeliano fosse stato ucciso in questo modo dai palestinesi? Ecco cosa succede tutti i giorni in Cisgiordania: i bambini sono regolarmente interrogati (si tratta della legge militare a cui sono sottoposti i palestinesi e per la quale gli israeliani possono arrestare chi vogliono e tenerlo in prigione per sei mesi senza nulla a suo carico), l’esercito irrompe durante le manifestazioni nonviolente sparando gas lacrimogeni e proiettili veri mentre i palestinesi non hanno il diritto di attraversare il loro territorio liberamente o di lavorare le loro terre.
Le forze israeliane hanno lanciato a Bil’in una campagna di terrore contro gli abitanti proprio perché l’esercito non riesce a distruggere la resistenza ingegnosa della popolazione. Già da quattro mesi, l’armata israeliana ha iniziato a condurre dei raid notturni nel villaggio: 20, 40 e anche 100 soldati entrano a Bil’in, armati fino ai denti, per arrestare i leader della resistenza e i più giovani. Catturano i bambini per obbligarli a scrivere delle « confessioni » nelle quali affermano che sono i leader a ordinare loro di lanciare le pietre durante le manifestazioni. Questi leader, in realtà, sono contro le manifestazioni violente e, ogni venerdì, dicono ai ragazzi di non lanciare pietre. Ma queste « confessioni » servono solo a giustificare i raid notturni. Sono funzionali a questo scopo.
I raid servono a terrorizzare la popolazione del villaggio e a conoscere la forza della resistenza ; la popolazione è meno propensa a continuare la lotta per paura di queste azioni.
Ecco, è tutto per l’istante. Malgrado tutto, malgrado la disperazione, ho passato 7 settimane formidabili in Palestina. Ho lavorato con persone stupende, soprattutto i palestinesi, ma anche attivisti internazionali ed è stata senza dubbio l’esperienza più toccante della mia vita.
Pete Jones è di Londra e ha fatto studiinl giornalismo. Ha trascorso un anno in Francia prima di partire per la Palestina con ISM