Venerdì 6 agosto : una giornata di proteste in Cisgiordania

06/08/2010

Fonte : ISM

Al Ma’sara

Una sessantina di persone, la cui metà era composta da internazionali, hanno manifestato ad Al Ma’sara la loro solidarietà agli abitanti del villaggio.

Dei membri del Comitato Popolare hanno accolto gli internazionali e menzionato in particolar modo i partecipanti giapponesi, esprimendo vicinanza per l’anniversario delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.

Due delegazioni canadesi e francesi participavano alla manifestazione che, come sempre, ha tentato di accedere alle terre del villaggio, rubate dai soldati dell’occupazione militare, per le vicinie colonie illegali.

Quattro soldati dell’occupazione hanno presentato ai manifestanti palestinesi e ai loro amici internazionali un ordine militare scritto, al fine di impedire le manifestazioni dichiarando l’area zona militare chiusa.

Ma scandendo slogan come «Libertà per la Palestina» e «Il Muro deve cadere", i manifestanti hanno proseguito la marcia devanti ai soldati e non sono stati arrestati, ma è stato loro reso impossibile andare più lontano in ragione di tre jeep che bloccavano la strada.

I manifestanti si sono allora seduti di fronte alle forze di occupazione, dove alcuni membri del Comitato Popolare hanno pronunciato dei discorsi. I manifestanti hanno in seguito scandito degli slogan che chiedevano la pace, giustizia, accesso alle terre e la fine dell’apartheid israeliana. I membri delle delegazioni canadesi e francesi hanno anche cantato canzoni di resistenza dei loro rispettivi paesi.

La manifestazione è terminata in modo pacifico senza aggressione dalla parte delle forze di occupazione israeliana.

Rinomata per la loro creatività, le proteste ad Al Ma’sara sono organizzate dal novembre 2006, quando Israele ha cominciato la costruzione del Muro nella regione.

Circa 3.500 dunums di terra sono stati « rubati » dal Muro e annessi alle colonie illegali che comprendono il gruppo di nove villaggi palestinesi tra cui Al Ma’sara.

Il tracciato del Muro nella regione taglia anche la strada principale che conduce a Betlemme, a 13 chilometri a nord, da cui gli abitanti dipendono per l’accesso ai bisogni di base come i servizi medici e l’istruzione.

I soldati israeliani hanno utilizzato inutilmente la violenza e le armi per reprimere le manifestazioni pacifiche del villaggio, compreso l’utilizzo di bombe assordanti e granate lacrimogene.

An Nabi Salih

Venerdì 6 agosto, circa 100 palestinesi, israeliani e internazionali hanno partecipato alla manifestazione settimanale nonviolenta di An Nabi Salih contro il furto delle terre e dell’acqua del villaggio da parte della colonia illegale di Halamish.

Malgrado l’illegalità dei lanci di gas lacrimogeni ad altezza d’uomo, una pratica che ha fatto numerose vittime nel villaggio e ferito una internazionale la settimana scorsa, le Forze di Occupazione israeliane (FOI) continuano a utilizzare questo metodo per reprimere le manifestazioni pacifiche.

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In risposta al lancio di pietre simboliche dei bambini contro le jeeps blindate delle FOI, i soldati hanno sparato candelotti di gas lacrimogeno direttamente sui bambini e anche nel villaggio, incendiando il giardino di una famiglia. Siccome i soldati rifiutavano di utilizzare gli estintori, i manifestanti palestinesi, internazionali e israeliani hanno collaborato per tentare di spegnere il fuoco con delle bottiglie e dei secchi di acqua che avevano riempito nelle abitazioni vicine.

Durante questo periodo, i soldati israeliani sono entrati, per effrazione, in una delle case dove le donne e i bambini recuperavano l’acqua per spegnere l’incendio.

Molti internazionali e palestinesi sono entrati in casa per proteggere i suoi abitanti dalle aggressioni dei soldati. E’ stato in questo frangente che un soldato ha attaccato un manifestante danese, sbattendogli la testa contro il muro.

Più tardi, un camion dei pompieri è stato autorizzato a recarsi sul luogo e il fuoco è stato spento in un paio di ore. In questa fase, i soldati hanno continuato a lanciare granate lacrimogene sui bambini e successivamente hanno utilizzato bombe assordanti e proiettili ricoperti di gomma e acciaio.

Malgrado un utilizzo sproporzionato della forza da parte dei soldati delle FOI, la manifestazione è durata parecchie ore, con la maggioranza dei partecipanti – fra cui oltre 20 bambini – che affrontavano i soldati cantando, scandendo slogan e facendo segni di pace.

In risposta a queste azioni pacifiche, due manifestanti (un italiano e un israeliano) sono stati portati e trattenuti in carcere senza ragione per oltre 5 ore nella base militare della colonia di Halamish. I due manifestanti hanno solidarizzato con gli abitanti del villaggio quando hanno tentato di arrestare un palestinese, senza ragione.

Le manifestazioni di An Nabi hanno luogo dal gennaio 2010, in ragione dei tentativi ripetuti del furto delle terre da parte delle colonie vicine – malgrado una decisione di giustizia israeliana di dicembre 2009 che ha attribuito i diritti di proprietà della terra a uno degli abitanti di An Nabi Saleh. Le terre rubate al villaggio si trovano ora dall’altra parte della strada 465 e sono controllate dalla colonia illegale di Hallamish che continua a ingrandirsi sulle terre palestinesi, dal 1977.

Bil'in

Questo venerdì, oltre 200 manifestanti palestinesi, israeliani e internazionali si sono ritrovati nel villaggio di Bil’in per chiedere la fine della costruzione del Muro illegale che separa gli abitanti dalle loro terre. L’esercito israeliano ha risposto alla manifestazione pacifica con lancio di candelotti di gas lacrimogeno.

I manifestanti, all’inizio, si erano radunati, davanti al centro sociale del villaggio. Un gruppo di un campo estivo di un partito politico palestinese era venuto nel villaggio per affiancarsi ai manifestanti locali.

La marcia è iniziata con degli slogan e si è diretta verso la barriera. I soldati sono venuti fuori e hanno affrontato i manifestanti impedendo loro di avvicinarsi all’apertura del Muro.

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I manifestanti hanno affrontato i soldati e hanno continuato a scandire i loro slogan per una decina di minuti prima che i soldati israeliani cominciassero a sparare candelotti di gas lacrimogeno contro la folla. La maggior parte dei manifestanti ha corso verso il villaggio, mentre un piccolo gruppo è rimasto negli uliveti e ha proseguito con la protesta per ancora mezz’ora. Nessuno è stato ferito o arrestato.

A Bil’in, le manifestazioni contro il Muro dell’Apartheid illegale che separa il villaggio dalle terre agricole, genera gravi problemi economici al villaggio che è diventato noto simbolo internazionale della lotta popolare per la libertà e la giustizia in Palestina.

Bil’in stesso ha perduto circa la metà delle sue terre agricole in ragione delle colonie illegali e del Muro. Nonostante il pronunciamento della Corte Internazionale di Giustizia sull’illegalità della barriera, Israele ne continua la costruzione.

I principali dirigenti della lotta popolare – tra cui Abdallah e Adeeb Abu Rahmah – sono stati imprigionati con l’obiettivo di spezzare la resistenza. Questa settimana, a Mohammed Khatib è stato impedito di andare all’estero, malgrado il parere favorevole di un tribunale.

Il 17 aprile 2009, dei soldati israeliani hanno ucciso, con una bomba lacrimogena, Bassem Abu Rahma, un abitante di Bil’in che partecipava regolarmente aulle manifestazioni.

Ni’lin

Nel villaggio di Ni’lin, la manifestazione di venerdì 6 agosto commemorava la perdita di Yousef Amireh, ucciso due anni fa da un soldato israeliano che gli ha sparato un proiettile in acciaio ricoperto da gomma, colpendolo alla testa. Era il 4 agosto 2008.

Amireh, 17 anni, è stato ucciso due giorni prima della manifestazione contro l’assassinio di un altro bambino di Ni’lin - Ahmed Mousa, 10 anni – la cui morte è stata commemorata la settimana scorsa a Ni’lin.

Dei militanti palestinesi, internazionali e israeliani hanno partecipato a questa manifestazione e hanno marciato verso il Muro, brandendo foto dei due ragazzi e scandendo slogan alla loro memoria.

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I manifestanti portavano una banderuola con su scritto : «Non ti dimenticheremo mai Yousef, tu resterai nei nostri cuori".

I soldati israeliani hanno cominciato a sparare gas lacrimogeni sulla folla e 5 manifestanti hanno avuto difficoltà respiratorie dopo aver inalato del gas lacrimogeno tossico. Per fortuna, nessun manifestante è stato gravemente ferito e non ci sono stati arresti, nonostante i soldati israeliani stessero avanzando verso il villaggio, sparando gas lacrimogeni contro il gruppo.

Il tracciato del Muro a Nil’in è stato dichiarato illegale dalla Corte Suprema israeliana e il Muro stesso illegale, dalla Corte Internazionale di Giustizia. Il Muro permette a Israele di annettere migliaia di dunums di terre palestinesi situate in prossimità delle colonie israeliane illegali come Modi’in Ilit. Dalla morte di Mousa e di Amireh, tre altri residenti di Ni’lin sono stati uccisi dall’esercito israeliano e un pacifista americano, Tristan Anderson, è stato colpito alla testa da una bomba lacrimogena il 13 marzo 2009.

Per il secondo anniversario dalla morte di suo figlio, la madre di Yousef ha dichiarato che il villaggio continuerà a protestare contro il Muro d’Apartheid. I fratelli di Yousef hanno dichiarato che non lo abbandoneranno mai e che onoreranno sempre ciò per cui Yousef è morto : Ni’lin libero e pacificato.

Saeed Amireh di Ni’lin ha dichiarato: « Per ognuno di noi che è stato e sarà ucciso, migliaia di altri abitanti si levernno e rifiuteranno di arrendersi alle forze disumane che insultano la vita e tentano di impedirci una vita pacifica e degna. Nessuno su questo pianeta dovrebbe essere privato di libertà, pace e dignità. Per questo motivo, ci alzeremo e combatteremo sempre ».