Cosa ricordare della Conferenza di Bil’in ?

25/04/2009

Fonte : PNN

di Younes Salameh

La quarta conferenza sulla resistenza nonviolenta si è chiusa ieri a Bil’in con la tradizionale manifestazione contro il Muro. Questo villaggio è diventato il simbolo della resistenza nonviolenta contro il Muro in Cisgiordania. La manifestazione è stata la fase finale di tre giorni di dibattito e confronto. Come tutti gli anni, erano presenti numerose delegazioni internazionali.

L’omaggio a Bassem

La conferenza ha ricordato Bassem, giovane abitante di Bil’in, ucciso la settimana scorsa, dall’esercito israeliano, durante una manifestazione. Poster di questo valoroso militante sono stati distribuiti a tutti i partecipanti. Mercoledì sera è stato proiettato un video, seguito da 5 minuti di raccoglimento, in sua memoria.

Molti interventi hanno reso omaggio a Bassem. “Bassem è un martire che racconta la storia del nostro villaggio con il suo sangue’’ ha insistito Eyad Burnad che è a capo del Comitato popolare di Bil’in. “Uccidere Bassem, è uccidere un messaggio di pace’’ ha aggiunto il Primo ministro Salam Fayad. Durante la manifestazione di venerdì, tutti i militanti indossavano delle magliette con il ritratto di Bassem. Una stele è stata deposta davanti al Muro, sotto lo sguardo dei soldati posti dietro la barriera di sicurezza. Nel corso della manifestazione, una ventina di persone sono state ferite con i gas lacrimogeni.

Tra critica all’Autorità palestinese e volontà di unione nazionale

La conferenza si desiderava fosse sotto il segno dell’unione. Unione tra i differenti comitati popolari innanzitutto, perché, in questo caso, le azioni guadagnerebbero in intensità e capacità di coordinamento, ma anche unione politica tra le differenti forze palestinesi in Cisgiordania.

Se la volontà di unione di tutti i palestinesi per affrontare l’occupazione è stata ricordata incessantemente, l’Autorità palestinese è stata l’oggetto delle critiche. Già la presenza di numerose guardie del corpo per la sicurezza del Primo ministro Fayad, strideva, secondo alcuni, con “lo spirito della conferenza’’.

Durante il dibattito tra i rappresentanti dei differenti partiti politici palestinesi, nella giornata di mercoledì, Mustapha Barghouti si è dimostrato particolarmente critico verso l’Autorità palestinese. Secondo Barghouti, gli Accordi di Oslo hanno nutrito l’illusione che potessero mettere fine alla resistenza. In realtà, Mustapha Barghouti nota che gli Accordi hanno diviso i palestinesi. Per Barghouti, che conosce bene gli abitanti di Bil’in, l’Autorità deve fermare la via dei negoziati con Israele.

“Bisogna stoppare i negoziati che non servono più a niente. L’hanno capito tutti. Il solo percorso possibile è la resistenza popolare, l’unione e, per questo, bisogna sostenere la persone che resistono. Ora, il 35% del budget dell’Autorità è destinato alla sicurezza e, in questo modo, non è destinato alla resistenza’’.

Il primo ministro Fayad, ha tentato di mostrarsi al fianco dei manifestanti; ha insistito sul fatto che i differenti comitati popolari saranno sempre sostenuti dall’Autorità. “Siamo fieri di questa resistenza che fa parte del nostro progetto di indipendenza (…). Sarete sempre la nostra priorità’’. Ma, all’interno del Comitato, sono numerosi coloro che si sentono abbandonati nella loro resistenza nonviolenta contro il Muro.

Fare pressione sulla comunità internazionale per il boicottaggio dei prodotti israeliani

Mettere fine all’occupazione non sarà possibile senza la pressione della comunità internazionale. Mairead Maguire, Premio Nobel per la Pace, si è scusata per il tutto il tempo di cui ha avuto bisogno la comunità internazionale, per comprendere ciò che accadeva in Palestina e ha chiesto delle reali sanzioni contro Israele e il rispetto del diritto internazionale da parte dello Stato ebraico.

La vice presidente del Parlamento europeo, l’italiana Luisa Morgantini, ha richiamato tutti i militanti internazionali a fare pressione sui loro paesi per opporsi alla violazione delle convenzioni internazionali di Israele. E, affinché il messaggio sia visibile, è necessario che sia concreto. Cioè, secondo la Morgantini, è necessario smetterla di utilizzare i grandi concetti come il sionismo per opporsi a Israele. Bisogna, invece, “appoggiarsi” al diritto internazionale e, portare alla ribalta, punto per punto, le violazioni commesse da Israele.

I differenti interventi, che fossero di palestinesi o internazionali, hanno anche ricordato l’importanza di boicottare economicamente Israele fino a che non sarà messa fine all’occupazione della Cisgiordania e al blocco di Gaza. Questo boicottaggio di Israele è apparso come indispensabile per mettere fine all’espansione delle colonie in Cisgiordania. Mustapha Barghouti l’ha ricordato, sottolineando il contrasto tra la politica di apartheid dello Stato ebraico e il silenzio della comunità internazionale.

Il boicottaggio di Israele, un migliore coordinamento tra i differenti comitati popolari e ancora un reale sostegno dell’Autorità alla resistenza… Tutte queste disposizioni fanno parte della piattaforma finale della conferenza. Il percorso da fare è, comunque, ancora lungo. L’appuntamento è per l’anno prossimo. Affinché questo sogno di libertà che aveva anche Bassem, riesca a prendere forma.