Jean Claude Lefort : “Da 60 anni, un Stato si prende gioco del diritto internazionale’’

25/04/2009

Fonte  : PNN

di Younes Salameh

Questo mercoledì a Bil’in, per la prima giornata della Conferenza internazionale sulla resistenza nonviolenta in Palestina, il deputato comunista Jean Claude Lefort ha fatto un intervento quanto meno vivace sul conflitto israelo-palestinese. “Sono stato offensivo, ma di fronte a tanta ingiustizia, non ho potuto fare altrimenti’’. Dal prigioniero Salah Hamouri al ruolo della comunità internazionale, il deputato ha dimostrato un totale rifiuto per l’uso del politichese.

Salah Hamouri o il silenzio delle autorità francesi

Il deputato ha innanzitutto parlato del suo personale impegno per la liberazione del prigioniero franco-palestinese Salah Hamouri. Jean Claude Lefort ha avuto l’occasione di incontrare Salah più volte nella sua prigione israeliana e ha partecipato attivamente alla creazione del comitato di sostegno che raggruppa “membri di tutte le famiglie politiche francesi, salvo naturalmente l’estrema destra’’. Lefort ha insistito sulla inconsistenza dell’azione della autorità francesi :

“Tutti in Francia conoscono Guilad Shalit. Ma chi conosce Salah Hamouri? Io sono andato a trovarlo due volte in prigione. Bisogna che sappiate che, malgrado le nostre richieste, il Presidente della repubblica francese che ha ricevuto il gruppo delle famiglie di cittadini francesi in difficoltà all’estero, si rifiuta formalmente di ricevere la famiglia di Salah Hamouri. Noi diciamo che non è possibile. I diritti dell’uomo sono universali. E un francese, che sia israeliano o palestinese, è sempre un francese. Non possono esserci due misure e non transigeremo”.

Un contesto che deve rinforzare la solidarietà con i palestinesi

Per il deputato comunista, il contesto attuale porta a intensificare la solidarietà verso i palestinesi. Tra ciò che è successo a Gaza, che ha mobilitato in Francia delle folle considerevoli e l’elezione del governo più a destra della storia di Israele, le ragioni per mobilitarsi non mancano. Per Jean Claude Lefort tutti questi elementi ‘‘ci piazzano di fronte a nuove responsabilità, a noi che siamo solidali con il popolo palestinese’’.

“Cari amici, dopo Gaza, c’è una parola chiave che deve indicare il cammino. La solidarietà naturalmente e una maggiore cooperazione, ma soprattutto bisogna mettere fine all’impunità di cui beneficia Israele. Non è possibile che da oltre 60 anni, uno Stato sbeffeggi costantemente il diritto internazionale al prezzo di morti, di sangue, di distruzione, di colonizzazione e di imprigionamenti’’.

“E’ tempo che la comunità internazionale si prenda le sue responsabilità’’

Se Jean Claude Lefort ha ricordato l’importanza della solidarietà internazionale, ha ugualmente richiamato i militanti a intensificare la pressione sulla comunità internazionale rispetto a due questioni.

Innanzitutto, la sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele. Ricordiamo che Israele è il più grande importatore di merci dall’Ue e il suo secondo maggiore esportatore. L’accordo Ue-Israele è la base giuridica della relazione e conferisce a Israele uno status commerciale preferenziale con alcuni paesi dell’Ue. Jean Claude Lefort cita l’articolo 2 dell’accordo che stabilisce che queste relazioni devono essere basate sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici che devono guidare l’azione politica interna e internazionale.

Il deputato ha infine insistito su una petizione lanciata per la creazione di un tribunale che giudichi i crimini commessi a Gaza. Infatti, Israele non fa parte dei paesi che hanno firmato il Trattato di Roma e non può essere giudicato dalla Corte penale Internazionale. Solo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite può chiedere la creazione ad hoc di un tribunale che giudichi cosa è accaduto a Gaza. Il deputato ha poi concluso :

“Noi cittadini possiamo non solo dimostrare la nostra solidarietà, ma la nostra azione può essere ancora più efficace affinché i responsabili del genocidio commesso a Gaza non possano più vivere in libertà. Il loro posto è la prigione’’.