23/04/2010
Fonte : PNN
di Monique Poupon
Da mercoledì 21 a venerdì 23 aprile, si è tenuta la Quinta Conferenza annuale sulla resistenza popolare palestinese di Bil’in, che ha offerto l’opportunità di incontrarsi e discutere della situazione palestinese. Durante la tre giorni, si sono succeduti conferenze, workshop e discussioni all’interno di una tenda posta all’ingresso del villaggio di Bil’in, situato vicino alla città di Ramallah. Per il primo giorno, il programma prevedeva gli interventi di vari funzionari provenienti da Europa e Palestina, compresa Salam Fayyad, primo ministro dell’Autorità palestinese. I giornalisti internazionali, palestinesi e israeliani interessati alla conferenza si sono alternati con il servizio di registrazione.
Le conferenze hanno affrontato temi quali Gaza, Gerusalemme, il boicottaggio di Israele e hanno promosso la cultura della resistenza, le azioni internazionali e di molto altro per le possibili soluzioni di liberazione della Palestina.
I relatori al convegno "Da Bil’in a Gaza", hanno insistito sul fatto che la sofferenza delle popolazioni martoriate della Striscia di Gaza è stata anche la sofferenza dei palestinesi in Cisgiordania. Dall’operazione "Piombo Fuso" lanciata dall’esercito israeliano nel dicembre 2008 a oggi, la sofferenza e l’isolamento sono ancora i grossi problemi dei residenti della Striscia di Gaza. La conferenza, svoltasi in video con interventi in diretta da Gaza, ha permesso a molti di parlare della situazione attuale. Tra loro, una donna sofferente di cuore ha attirato l’attenzione del pubblico raccontando di come la sua casa e quella di sua figlia sono state demolite e che suo nipote da tre anni è in prigione. Il messaggio al pubblico della manifestazione era quello di non dimenticare Gaza, perchè li ci abitano dei palestinesi che hanno bisogno di aiuto quanto i cisgiordani.
Quanto al caso di Gerusalemme, l’arcivescovo Atallah Hanna del Patriarcato greco-ortodosso della città, ha detto che la gente vuole vivere con dignità nella propria terra, così come gli abitanti del quartiere di Gerusalemme Est, Sheikh Jarrah, che soffrono, ma continuano a lottare per riprendersi le case dalle mani dei coloni israeliani. Ha colto inoltre l’occasione per un appello all’Autorità palestinese, secondo cui "è doveroso trovare programmi a lungo termine a sostegno dei palestinesi di Gerusalemme. Oggi, 88 case di Sheikh Jarrah sono minacciate di distruzione. "Noi non andiamo via fino a quando avremo figli, lavoro e case a Gerusalemme" sembra essere la parola d’ordine della resistenza popolare dei palestinesi a Gerusalemme. Gli oratori hanno inoltre sottolineato il fatto che gli israeliani hanno impedito di andare a Gerusalemme a pregare liberamente, non solo i palestinesi, ma anche i credenti di tutto il mondo; una dichiarazione questa che richiama la situazione dei musulmani ogni anno e il più recente arresto di alcuni cattolici di Betlemme che hanno cercato di attraversare il checkpoint di Gilo per poter pregare a Gerusalemme.
Un’iniziativa interessante è stata tentata per questa Quinta Conferenza della resistenza popolare a Bil’in, ed è quella di ospitare gli attivisti internazionali per parlare della loro visione della resistenza palestinese. Due interventi sono stati particolarmente importanti. Il primo è quella di una giovane attivista israeliana Sahar Vardi, della piattaforma contro l’occupazione israeliana, che ha raccontato il suo percorso, da giovane attivista sionista convinta ad attivista per il diritto dei palestinesi di vivere liberi. Mercoledì ha voluto mostrare il suo sostegno alla lotta palestinese nonviolenta e ha dato un messaggio di speranza ai palestinesi: "Se voi subite molti ordini militari e repressioni negli ultimi tempi [: Bil’in è zona militare chiusa il venerdì e sabato per sei mesi] è perchè la vostra resistenza va avanti!". Il secondo intervento è stato quello di un punto di riferimento a Barcellona, David Bondia, che ha denunciato l’ipocrisia dell’Unione europea restata in silenzio prima di tale repressione, pur dichiarando il proprio sostegno al popolo palestinese. "Dobbiamo gridare contro il reato di silenzio, perché è importante parlare di pace a qualsiasi prezzo! Dobbiamo chiedere risarcimenti a Israele per i suoi crimini contro l’umanità e le violazioni dei diritti umani".
Giovedi, si sono svolti laboratori e visite sul campo animati da presenze internazionali, israeliane e palestinesi che venerdì hanno potuto partecipare alla manifestazione settimanale di Bil’in contro il Muro e gli insediamenti, nonostante i divieti e le repressioni. L’evento di quest’anno è stato dedicato a Bassem Abu Rahma, che fu ucciso all’età di 31 anni, il 17 aprile 2009 durante una manifestazione a Bil’in.