30/04/2010
Come cominciare questo intervento senza evocare la memoria di Bassem Abou Rahma assassinato l’anno scorso ? Come non parlare di Bassem, ma anche dei martiri di Nil’in e di Iraq Burin che ci hanno lasciato? Comunque la loro lotta continua. In questo senso, loro sono ancora fra noi.
Sì, la lotta continua mentre la forza occupante non ha risparmiato i suoi sforzi e ha anche moltiplicato i colpi conto di voi. Decine di arresti sono stati realizzati in modo illegale. Penso ad Abdallah Abu Rahma, ad Adib Abu Rahma o a Ibrahim, a cui va tutta la nostra solidarietà. Esprimiamo vicinanza anche alla popolazione di Bil’in, Nil’in, Almassara, Iraq Burin, Nabi Salah e di altri comitati popolari.
Una strategia messa in atto contro le popolazioni in lotta. L’obiettivo era di trascinarle verso un bivio: rinunciare o ricorrere alla violenza. Ma voi non avete arretrato e loro ora hanno paura !
Sono 5 anni che vi sosteniamo. E voglio dirvelo: più che mai vi sosterremo. Almeno per due ragioni fondamentali. La prima deriva dal fatto che se ogni popolo dispone del diritto di resistere, questo diritto voi lo esercitate sotto la forma appropriata che chiamate « resistenza popolare e nonviolenta ».
So bene che ci sono persone per le quali la resistenza e la pace sono obiettivi opposti. Ma la storia li contraddice perchè non c’è mai stata la pace senza la resistenza. Mai una forza occupante si è ritirata autonomamente.
Mai si è visto e mai accadrà.
La resistenza è una condiziona per ottenere la pace e la pace è un frutto della resistenza.
Naturalmente la resistenza popolare deve trovare uno sbocco politico per compiersi in pieno.
Ma quando nulla si intravede sul piano politico, o peggio quando tutto è bloccato come ora, da dove può arrivare il positivo se non dalla solidarietà internazionale?
E’ un fatto incontestabile : un popolo può trovarsi localmente in un rapporto di forze sfavorevole di fronte a una potenza occupante e può, tuttavia, vincere politicamente alla condizione di avere al suo fianco la solidarietà internazionale !
Noi diamo grande attenzione alle prese di posizione dei dirigenti del pianeta.
Abbiamo apprezzato la dichiarazione dell’Unione europea del dicembre scorso, poi quella del Quartetto, gli approcci recenti del Presidente Obama e le dichiarazioni di un generale americano molto importante, il generale Pétraeus.
Quest’ultimo ha appena detto ciò che noi andiamo dicendo da molti anni e cioè che il conflitto israelo-palestinese occupa un posto centrale nella stabilità regionale e in quella internazionale.
Ma, nonostante prendiamo sul serio le dichiarazioni dei dirigenti mondiali, allo stesso modo constatiamo che mancano i fatti.
Il cuore del problema è politico : conviene finirla con l’impunità di cui beneficiano i dirigenti israeliani da oltre 40 anni, facendosi beffa del diritto internazionale. Israele è membro dell’ONU. E’ obbligato a tenere fede agli impegni che sottoscrive. E’ uno Stato come gli altri indipendentemente da ciò che dicono i suoi dirigenti.
Questo è il motivo per il quale, affinchè le cose cambino, bisogna poter contare sulla solidarietà internazionale e non considerarla come un’opzione secondaria. Questa solidarietà si esprime ogni giorno in Europa e in Francia.
E’ per questo motivo che, oltre al nostro sostegno qui, noi partecipiamo pienamente al Tribunale internazionale Russel per la Palestina ; che rifiutiamo l’entrata illegale dei prodotti delle colonie nel mercato francese ; che esigiamo la fine del blocco disumano e illegale di Gaza ; che chiediamo l’applicazione dell’articolo 2 dell’Accordo di Associazione UE-Israele ; che ci opponiamo alla volontà di far entrare Israele nell’OCDE mentre i suoi parametri economici sono « semplicemente » falsi. Insomma noi lottiamo per mettere fine all’impunità di Israele.
Coloro che si professano amici di Israele rendono un cattivo servizio a questo paese.
Ecco la seconda ragione che fonda il nostro rinnovato impegno : combinando resistenza popolare e solidarità popolare internazionale, non sarà più possibile respingere all’infinito l’opzione della pace in questa parte del mondo.
Abbiamo fiducia in questo movimento.
Seneca, un grande filosofo, tempo fa scriveva : « Non è perchè le cose sono difficile che non osiamo. Ma è perchè non osiamo che le cose diventano difficili ».
Qui voi avete osato ! E noi con voi
Allora è certo : continuiamo su questa strada con determinazione. E infine « Sì » la Palestina vivrà !
Jean-Claude Lefort