Bil’in è un villaggio palestinese che vuole continuare a esistere, che lotta per salvaguardare la sua terra, i suoi uliveti, le sue risorse e la sua libertà.
Lo Stato di Israele, annettendo a sè il 60% delle terre di Bil’in per costruirci il muro di separazione, distrugge questo villaggio ogni giorno, confinando i suoi abitanti in una prigione a cielo aperto.
Sostenuti da attivisti israeliani e internazionali, gli abitanti di Bil’in manifestano pacificamente tutti i venerdì davanti al “cantiere della vergogna”. E tutti i venerdì, l’esercito israeliano risponde con il solo uso della violenza fisica e morale.
Sostenere Bil’in significa aiutare i suoi abitanti a continuare a lottare e sperare per salvaguardare la propria libertà.
Questo sito è dedicato a tutte le persone di buona volontà, palestinesi, israeliane e di altre nazionalità, che si battono contro l’ingiustizia vissuta da Bil’in e dai palestinesi.
E’ importante sapere che la situazione di Bil’in rappresenta ciò che accade in tutta la Palestina:
Anni ’80: colonie israeliane si insediano su una parte delle terre del villaggio
1991: 200 acri di terre agricole sono sottratte a Bil’in e destinate alla costruzione della colonia di Kiryat Sefer. Con gli anni, Kiryat Sefer si è espansa ed è diventata parte integrante del blocco di colonie di Modi’in Illit.
Rapporto di B’TSelem e Bimkom : il blocco di colonie di Modi’in Illit
Gli speculatori edilizi israeliani alla conquista della Cisgiordania
2001: inizio della costruzione di Matityahu-Est (come estensione della colonia di Matityahu)
Fine 2004: alcune terre sono confiscate e l’esercito israeliano dà l’ordine di costruzione del muro
Gennaio 2005: creazione del comitato popolare di resistenza contro il muro e le colonie
Febbraio 2005: inizio delle manifestazioni non violente a Bil’in (di frequenza quotidiana per il primo mese). Successivamente i manifestanti si radunano 2 volte alla settimana. Per organizzare la meglio la resistenza creativa -che farà di Bil’in un simbolo- il comitato decide che le manifestazioni avranno luogo solo il venerdì di ogni settimana.
Ottobre 2005: dopo vari tentativi, Bil’in riesce a depositare una denuncia presso la Corte Suprema israeliana. La denuncia chiede lo stop alla costruzione del muro e delle abitazioni nella zona di Matityahu-Est in quanto i piani di costruzione non sono stati approvati dall’amministrazione civile israeliana e il tracciato del muro è situato ben oltre le abitazioni rispetto alle quali il muro funge da "barriera di sicurezza".
Dicembre 2005: si rileva l’illegalità (per assenza di permessi e uso di falsi documenti) della costruzione delle colonie sulle terre di Bil’in. Gli abitanti del villaggio installano una carovana sulle terre loro confiscate realizzando così il primo avamposto palestinese. Nelle ore successive la carovana sarà distrutta dall’esercito israeliano, ma Bil’in non abbandonerà il suo progetto e costruirà una solida capanna con tetto e finestre, rispettando le leggi israeliane in termine di costruzione, e impedendone così la distruzione.
Gennaio 2006: a seguito della denuncia depositata da Bil’in e alle informazioni sull’illegalità delle procedure e dei mezzi impiegati per la confisca delle terre di Bil’in, la Corte Suprema israeliana ordina lo stop alla costruzione degli insediamenti a Matityahu-Est. Contemporaneamente è presa in considerazione l’opzione dell’apertura di un’inchiesta internazionale.
Febbraio 2006: la Corte Suprema ordina a Israele di giustificare le ragioni del rifiuto di spostare il tracciato del muro che passa per Bil’in. Intanto una seconda capanna è costruita dagli abitanti del villaggio sulle terre confiscate. La prima e la seconda capanna diventano così "Bil’in Ovest", la prima "colonia palestinese". Durante il primo anno di resistenza non violenta a Bil’in, si registra anche lo svolgersi di una conferenza sulla resistenza non violenta.
Marzo 2006: nuova documentazione mette in evidenza una rete di acquisizioni illegali di terre in Cisgiordania. La giustizia israeliana mantiene, da un lato, la decisione provvisoria opponendosi alla costruzione di nuovi insediamenti israeliani nelle colonie di Modi’in Illit, ma, dall’altro lato, approva le costruzioni illegali già esistenti.
Maggio 2006: Bil’in deposita una nuova denuncia presso la Corte Suprema chiedendo l’annullamento della definizione di "terra di Stato" (cioè di proprietà israeliana) alle terre confiscate nel 1990 e nel 1991. Intanto, uno degli avamposti, simboli della resistenza di Bil’in, è distrutto da un incendio criminale.
Luglio 2006: l’Alta Corte di Giustizia israeliana ribadisce il divieto di nuove costruzioni e insediamenti a Matityahu-Est.
Agosto 2006: a Matityahu-Est, due strutture vengono demolite su ordine della giustizia israeliana.
Settembre 2006: nuova azione simbolica di Bil’in che erige un cartello di 5 metri per 3 che annuncia la costruzione dell’hotel "Falistin" sulle terre confiscate situate oltre il muro.
Bil’in annuncia il progetto di un Hotel sulla terra del villaggio occupata da Israele
Gennaio 2007: il Consiglio Supremo israeliano per l’urbanistica legalizza a posteriori la costruzione già illegale a Modi’in Illit, malgrado la denuncia depositata da Bil’in presso la Corte Suprema e l’inchiesta per frode in concorso riguardante le imprese costruttrici. Si tratta di due imprese registrate in Canada (Green Park e Green Mount) e di altre due imprese israeliane: Ein Ami e Heftsiba.
Febbraio 2007: due condotte d’acqua e linee telefoniche sotterrane sono scoperte in terre appartenenti a Bil’in.
Aprile 2007: seconda edizione e grande successo per la conferenza sulla resistenza non violenta a Bil’in.
Maggio 2007: scoperte tubature e riserve di acqua utilizzate dalla colonia di Matityahu-Est in zone di terre appartenenti a Bil’in.
Agosto 2007: l’impresa Heftsiba (costruttrice di numerosi edifici nelle colonie di Modi’in Illit) rischia il fallimento per 800 milioni di dollari di debito. Uno dei suoi dirigenti tenta il suicidio, un altro lascia Israele. Numerosi coloni occupano gli appartamenti incompleti di Modi’in Illit.
Alcuni coloni non rispettano una decisione del tribunale e si installano a Matityahu Mizrah
Settembre 2007: la Corte Suprema israeliana all’unanimità giudica che il tracciato del muro danneggia Bil’in e quindi deve essere modificato. Questa decisione dovrebbe permettere a Bil’in di recuperare circa il 50% (100 acri) di terre confiscate nel 2004. Parallelamente a questa decisione favorevole a Bil’in, un’altra decisione ordina il mantenimento dei fabbricati di Matityahu-Est, costruiti sulle terre del villaggio. Queste decisioni, però, non fermano la resistenza non violenta di Bil’in che continua a lottare per far valere i propri diritti. Vengono realizzate nuove azioni contro l’occupazione -anche con la partecipazione di altri villaggi palestinesi- e nuove manifestazioni contro le "strade dell’Apartheid" (vedere il sito Apartheid Masked as Peace Initiative).
Gennaio 2008: alcuni coloni tentano di installare delle carovane sulle terre di Bil’in.
Febbraio 2008: terzo anno di resistenza non violenta a Bil’in
Maggio 2008: Alcuni coloni installano delle carovane (case-mobili) sulle terre di Bil’in in vista dell’estensione delle colonia di Matityahu Mizrah
Bil’in: l’Alta Corte di Giustizia ha imposto un nuovo tracciato per il muro, l’esercito non ha mai fatto nulla
Ashraf Abu Rahme arrestato e dei militanti aggrediti mentre una colonia s’ingrandisce sulle terre di Bil’in
Una bandiera che sventola può bloccare i lavori per l’espansione di una colonia
Giugno 2008: terza edizione della conferenza sulla resistenza non violenta
Durante la manifestazione del 13 giugno, i soldati hanno sparato proiettili veri e hanno colpito Ibrahim Burnat. Ferito alla gamba per tre volte, è stato ricoverato in terapia intensiva. I proiettili hanno lacerato un’arteria e dei nervi. Non si sa se sarà in grado di ritrovare l’uso delle gambe.
A Bil’in hanno osato sparare con munizioni vere
I do not struggle alone
L’UNICEF chiude ogni rapporto con Lev Leviev. Chris de Bono, alto consigliere alla direzione esecutiva del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, ha dichiarato che l’organizzazione internazionale non tratterà con Leviev o con le sue imprese e i suoi partner, direttamente o indirettamente. Quest’annuncio fa seguito a una campagna di boicottaggio portata avanti da Adalah-NY riguardante le implicazioni affaristiche del miliardario israelo-americano Leviev in merito alla faccenda di colonizzazione israeliana sulle terre confiscate a Bil’in e Jayyous.
L’UNICEF chiude i rapporti con Lev Leviev, mecenate delle colonie in Cisgiordania
Campagna di boicottaggio condotta da Adalah-NY contro Lev Leviev e Shaya Boymelgreen (inglese)
Luglio 2008 : Bil’in intraprende un’azione legale contro due imprese canadesi : la "Green Mount" e la "Green Park". Entrambe registrate in Quebec, queste imprese costruiscono e vendono abitazioni nella colonia di Modi’in Illit che si estende sulle terre confiscate a Bil’in con il pretesto della sicurezza.
Comunicato stampa che include la copia integrale della denuncia
Il maggiore azionista delle imprese è la società di gestione "Lexinter Management" di cui, a sua volta, il maggior azionista è la "F.T.S. Worldwide Corporation" registrata a Panama. "F.T.S. Worldwide Corporation" fa parte del Gruppo DGI che include l’impresa israeliana "DGI Diamonds", fondata da Dan Gertler, la cui attività è la ricerca e il commercio di diamanti.
Alcune discusse case del Quebec, articolo e reportage di Radio Canada
Articolo di Libération del 30/01/2007 : La tumultuosa saga dei magnati del diamante (francese)
Del resto, in un comunicato stampa del 10 luglio, il gruppo Adalah-NY cita articoli dei media israeliani del 2005 e del 2006 nei quali si legge che il miliardario israelo-americano Shaya Boymelgreen è il dirigente delle imprese "Green Park Inc." e "Green Mount Inc.".
Altri elementi di prova raccolti da Adalah-NY, benchè non inseriti nella denuncia depositata da Bil’in, mostrano che la costruzione delle colonie è stata affidata da Shaya Boymelgreen, a nome di "Green Park", alla società israeliana "Danya Cebus", una filiale della società "Africa Israel" appartenente a Lev Leviev.
Press Release: Palestinians Sue Boymelgreen Companies for War Crimes, Leviev Implicated
Campagna di boicottaggio condotta da Adalah-NY contro Lev Leviev e Shaya Boymelgreen (inglese)
Sul versante della giustizia israeliana, dopo 10 mesi di attesa e una nuova ingiunzione del presidente della Corte Suprema, Israele ha finalmente presentato un nuovo tracciato alternativo per il Muro. Per la cronaca, la Corte Suprema aveva ordinato nel settembre 2007 che, il nuovo tracciato, fosse definito in un lasso di tempo ragionevole.
Così come proposto, questo tracciato permetterebbe a Bil’in di recuperare solo 200 dei 2000 dunams di terra confiscati.
Il giudice Dorit Beinish, presidente della Corte Suprema, ha dichiarato che questo nuovo tracciato sarà prossimamente studiato da una commissione composta da tre giudici.